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Raccontiamo i nostri sogni proibiti

In Germania dalla nonna

Scritto il 12 June 2018 alle 07:23

         

                             In Germania, dalla nonna

                                     Capitolo 1

Finalmente la scuola era finita, gli esami, altrettanto, a casa, tutti contenti, mamma organizzo, una piccola festa, mia madre e una donna stupenda, bellissima, e una tedesca in tutto, era hostess, sugli aereo, e papa pilota, lei smise di volare, il giorno del matrimonio, appena sposati, mamma non ci penso due volte, decise di vivere, in Italia, nella villa in Toscana, dei nonni paterni, anche i nonni, tedeschi, vivevano in campagna, il nonno, era un uomo prepotente, e ubriacone, erano due anni che avevano divorziato, nonna viveva da sola, insegnava, nella piccola scuola del paese, mi aveva chiesto se mi andava di passare, le vacanze, da lei, accettai volentieri, ero innamorato di lei, come un ragazzo si crea un idolo, la donna dei suoi sogni erotici, quando venivano da noi, la spiavo, e se mi era possibile, cercavo di toccarla, e giù seghe, mi masturbavo da matto, pensando a lei, mi recavo da lei con un solo desiderio, cercare, di scoparmela, non lo so come, potevo fare, il pensiero dominante, era portarmela a letto, ora non ero più il ragazzino imbranato, dicono che sono un belo ragazzo, e penso, che sia vero, visto le conquiste, con le ragazze della scuola, credo che sia dovuto, al mischio, tra mamma, tedesca, e mio padre di origini siciliane, sono un ragazzo alto, e di un biodo scuro, insomma me la cavo, mamma mi porto all’aeroporto, ero diretto a Francoforte, ci sarebbe stata nonna, all’uscita, al mio arrivo, era li, che si sbracciava, per attirare, la mia attenzione, lei non passava, inosservata, molti occhi la seguivano, aveva, un andatura, da gazzella, lo sguardo di una pantera, mamma mi raccontava, che da giovane, aveva partecipato a missi, Germania, non aveva vinto, era arrivata, tra le prime cinque, si erano aperte, le porte, per lavorare nella pubblicità, per amore, del suo ragazzo aveva rifiutato, quel ragazzo,  divento mio nonno, Sempre a detto di mamma, al piccolo paese, come si sparse, la voce, Che era libera, gli uomini, liberi, iniziarono, a ronzare, come i mosconi, lei se la rideva, desidera restare sola, che lavare le mutande, a qualche stronzo. Gli feci il segno, che l’avevo vista, mi venne incontro sorridendo, ci abbracciamo, lei ci mise, molto entusiasmo, baci, e le solite frasi di circostanza. Sei un diventato, un bellissimo giovanotto, farai perdere, la testa, a moltissime ragazze, del villaggio. Dimenticavo di dire, parlo il tedesco perfettamente, mamma, dal giorno che sono nato, mi a fatto da maestra, nonna non esagerare, sono un ragazzo come tanti, e poi se devo far perdere, la testa a una ragazza, mi devo dedicare a te. A me?, che centro io, sono lusingata, non sono più una ragazza, andiamo, a casa, ti o preparato un buon pranzetto, solo non ci sono spaghetti. Durante il percorso, mille domande, in verità erano senza senso, il mio sguardo era attratto, dalle sue gambe, il piccolo villaggio, mi era sempre attratto, si conoscevano tutti, erano cordiali, io nipote unico, cera una stanza, per me, era come essere a casa, mi lascio solo, mi disse di raggiungerla, riscaldava, il pranzo, la raggiunsi, era ai fornelli, la baciai sulla guancia, sono un ragazzo fortunato, o la nonna più bella del mondo, si giro verso di me, forse voleva dire qualcosa,ero rimasto con la bocca, sulla guancia girandosi, venne che ci trovammo bocca, a bocca, mi fermai, e pure lei, si blocco, provai a passargli la punta, della lingua, tra le labbra, non si mosse, pensai e inattesa, di qualcosa di più, forzai la lingua, entrare, nella sua bocca, non si oppose, apri la bocca, accolse la lingua, me la strinsi, e lei ricambio la stretta, ebbe inizio un bacio stupendo, la sua bocca sapeva, di buono, giocavamo con le lingue, assaporavo il gusto della sua saliva, scesi con la mano sino al culo, glie lo accarezzai, per tutta la sua rotondità,  sollevai il vestito, fu una sensazione bellissima sentire il calore, della sua carne, mi respinse. Mio dio cosa abbiamo fatto, come una stupida mi sono lasciata andare, che penserai di questa vecchia nonna. Penso due cose, la Prima che sei  bellissima, e sono anni che lo desideravo, e poi e stato Stupendo baciarti, non gli diedi il tempo di obbiettare, che gli misi di nuovo la lingua in bocca, si lascio andare, la mano, dal culo, la spostai davanti, la misi nella mutandina, iniziai a stuzzicare, il clitoride, amore, andiamo di la, in camera da letto. No, non posso scusami, come o fatto dimentichiamo, e stato bello finiamola qua, siediti che pranzo si raffredda, forse sbagliai, troppa fretta, pranzammo, lei si comporto come non era accaduto nulla, io mangiavo il fretta, desideravo andare, al bagno, per spararmi una sega, ero troppo su di giri, come fini, mi recai al bagno, chiusi gli occhi, cercando di ricordare, tutto i particolari, mi sparai una sega,la sentivo, parlare con una sua amica, andai fuori, nel piccolo giardino, lei mi raggiunse. Vuoi venire come, vado a casa di una amica, a prendere, un the, vieni lo so non sarà divertente, ci sono due ragazze, le puoi conoscere. Dissi di si, non mi andava, tanto, e lei se ne rese conto. Che ai ci sei rimasto male, che o detto basta, non possiamo dimenticare, chi siamo. Se e per questo ci sei a ricordarmelo, io ti o sempre desiderato, forse non ti sei mai reso conto, che ti spiavo cercavo di toccarti. Credi che io sia una stupida, cercavo, di non badarci, e di non dare, peso, tutti i ragazzi, spiano, le donne, io quando potevo ti accontentavo, quando, mi era possibile, aprivo le gambe, e tu mi guardavi tra le cosce, era un gioco erotico, malizioso, era un gioco. Mentre parlava, sorrideva, mi feci coraggio, nonna, mi togli, un desiderio. Dimmi se posso. Prima ti o toccato, la figa, desidero vederla. No che mi chiedi, ti prego, no. Sono io a pregarti ti prego, obbiettava, nel rifiutare, diventava sempre più debole, mi inginocchiai davanti a lei, iniziai a sollevarle il vestito. Ti prego non farmi arrabbiare, non voglio o vergogna. E di che sei bellissima, sollevai il vestito sino a scoprirle, le mutandine, le abbassai, e la sua figa, bionda, mi apparve, come un miraggio, stupenda, quel ciuffo biondo, rapido, poggiai la bocca sopra, si scosto di scatto. Questo, no, e già tanto quello che o concesso. Non risposi, pensai che, veramente, era tanto, di sicuro, cederà, devo avere pazienza, poco dopo, uscimmo, l’amica, era poco distante, al nostro arrivo, nonna mi presento, il mio nipote italiano, sorrise, lei chiamo le figlie, due ragazze, belle, non erano chi sa quale bellezze,mi invitarono nella loro stanza, erano due gemelle, si inizio a parlare di varie cose, una di loro, Ivon, mi chiese a bruciapelo, vuoi scopare, anche se tu sei metà tedesco, l’altra e Italiana, e quelli hanno sempre voglia, di scopare, non come i nostri, a riempirsi di birra, e scopano poco, ti va. Certo che mi va, dove qua, e con una. Noi siamo gemelle, facciamo tutto insieme, se tu sei d’accordo, andiamo sulla stalla, ce della paglia fresca, e stiamo, al sicuro, da occhi indiscreti, andiamo, ci servono i preservativi, ce li ai. No ne o mi dispiace. Li abbiamo noi, ai nostri,  li avvisiamo, andiamo a fare un giro. Uscimmo, gridarono alla loro mamma che facevamo un giro. Scusa, non ce nessuno che lavora. Di solito e mio padre, oggi e andato, in città, tornerà, tardi, noi dobbiamo dare il foraggio, e mungere le mucche. Andiamo. Mi portarono alle stalle, salimmo sopra, come avevano detto, era piena tra fieno, e paglia,,mi trovai con la lingua in bocca, senza che, mi rendessi conto, l’altra, mi sbottono, i pantaloni li tiro giù, prese il cazzo, lo lecco, per un po’ tutto in torno alla cappella, poi lo prese, in bocca, anche l’altra, mi lascio,  tolse il cazzo alla sorella, lo prese in bocca, pensai sto sognando, queste cose, succedono solo, al cinema, non e vero, si scambiavano il cazzo, come era un gelato, duro per un po’, mi lasciarono, e mi misero, il preservativo. Stenditi, ti cavalchiamo, noi, ce la fai a farne due, se no ci diamo il cambio, mi raccomando, non sborrare, subito, se no guasti, tutto. Non lo so siete troppo arrapante, ce la metterò tutta, per resistere,non mi risposero, mi distesi, e una di loro, si mise, a cavalcioni, l’altra, impugno il cazzo e lo guido, e disse, dai troia, impalati su questo cazzo, e dal momento che ai visto la sua foto, che, te lo volevi scopare, adesso, Sali e scendi goditi questo, bel cazzo, abbassati un po’, che ti metto un dito in culo, che ti piace troietta,si chino verso di me, in quella posizione, Era difficile, fare, il movimento di Sali e scendi, la presi per i fianchi, chiavavo da sotto, la sorella, gli mise un dito nel culo, e lei inizio a gemere di piacere. Che bello sorellina, mi sento piena, vai più forte con il dito, mi sento penetrata, da per tutto. Si va bene, sbrigati a godere, che lo voglio provare, io. Un attimo sorella, e troppo bello, essere chiavata, dai tu chiavami più forte, ecco cosi godoo. Si rilasso, la sorella la tolse, e s’impalo lei, cercavo di ritardare, a sborrare, come si impalo, sborrai, lei inizio a salire e scendere, e si ripete la stessa cosa, lei sul cazzo, e la sorella che gli pompava, il culo con il le dite nel culo, credo che era cosi arrapata, grido, che godeva, ci rimettemmo a posto. Bello italiano ti piaciuto farti le gemelle?, se si ci vediamo domani, di sera, quando papa, a finito il lavoro. Vediamo se nonna non a progetti, ci vediamo, sia chiaro che al prossimo, incontro, sarò io a dirigere il gioco. Devi fare il maschilista, ci sta bene. Tornammo a casa loro, nonna mi guardo, e mostrava, nervosismo, non ci badai, poco dopo tonammo a casa, feci la doccia, chiamai mamma, con skype, le solite frasi, parlo la nonna, dopo, nonna pensavo di fare un giro, pensavo di andare a Francoforte. Se vuoi, vacci pure, pensavo che eri,venuto per tenermi compagnia, non di correre alla cavallina. Non ti capisco, a cosa alludi, di uscire era un’idea, non mi va di vedere, la vostra tv. Come vuoi vedi li ci sono dei film in lingua Italiana, lo vedo anche io. Cerano dei film di vecchi, commedia all’italiana, trovai Malizia, mi ricordavo di avere visto un pezzo, era molto eccitante, e poi, la stupenda Laura Antonella, nonna sei pronta, o trovato un film. Arrivo prendo, del dolce, e un vino bianco, molto dolce, eccomi qua, fai partire la cassetta. Schiacciai, il paly, inizio il film, mi passo il dolce, un bicchiere di vino, era freddo, e leggermente frizzante, molto buono,il film ebbe inizio, nonna non capiva molto, cosi mi chiedeva, di tradurre, mi arrapai, molto, alla scena dove il ragazzo, gli toglie la mutandina sotto al tavolo, alla scena, dove lei gli apre il pigiama, guardai lei e credo che Si era eccitata, anche lei, il film fini, mi diede la buona notte, si ritiro In camera sua, persi un po’ di tempo, mi ritirai, nella mia camera, disteso sul letto al buio, pensavo, a nonna di la nel suo lettone, inutile dire,che avevo il cazzo cosi duro da dolermi, mi alzai andai vicino alla sua camera, ero indeciso, cosa fare, entrai, la camera era al buio, entrai, in silenzio, sollevai le coperte, mi sotto, la coperta, mi avvicinai a lei, credendo che, dormiva, lei, mi abbraccio. Caro ero in’attesa, ero sicura, che venivi, baciami mio giovane amore. Inizio un bacio, all’inizio, delicato, poi divento sesso, le nostre mani non trovavano, un punto in cui fermarsi, si tolse, la corta camicia da notte, resto, nuda, io avevo solo i box. Amore, vienimi sopra, scopami, e tutto il giorno che ti desidero sentirti dentro, di me. Entrai in lei, si strinse, forte, invocandola di chiavarla, fu una chiavata, stupenda, delicata, senza fretta, di raggiungere, l’orgasmo, senza concordarlo, gridammo, insieme, l’esplosione del nostro piacere. Mi fermai un mese, anche se mi dispiaceva, dovevo fare ritorno a casa, era stata una vacanza, indimenticabile, mi promise, appena poteva, veniva lei.

In Crociera con mamma

Scritto il 6 June 2018 alle 08:12

    

                                     In Crociera Con Mamma

                                               Capitolo 1

Il matrimonio dei miei genitori, arrivo a limite, non si sopportavano, più, dare delle colpe, non saprei, non o voluto schierarmi, con nessuno dei due, anche se, sono più legato a mamma, non scrivo, per retorica, tutti i figli sono legati molto di più alla madre, la colpa che posso dare a mamma, e che lei, e una donna dura, e titolare, di una società di navigazione, e forse, questa e la causa di tutti i mali, non sono qui a raccontare, la vita di mia madre,non interessa a nessuno, devo descriverla, capelli neri lunghi e vaporosi, carnagione scura, e come fosse sempre abbronzata, alta, una quarta di seno, e un culo favoloso, una gran figa, quando entra, in un salone, o altro luogo pubblico, non passa inosservata, con la separazione, con papa, gli cadde il mondo addosso, venne fuori la sua fragilità, di donna, la vedevo triste e svogliata, mi feci un promessa, di fare di tutto, per, farla tornare il sorriso, e la voglia di fare.

Una sera, dopo, cena, la donna di servizio,andò, via, mamma si era ritirata, in camera sua, cosi pensavo, ora parlava, poco, pensai di uscire, mi venne voglia di andare in bagno, aprendo la porta, del bagno restai scioccato, mamma era vicino alla cabina doccia nuda, rimasi li come un allocco, poi mi ripresi, scusami mamma, non ai chiuso la porta, a chiave.

Dario che mi ai visto nuda, sono vecchia, chi sa quante belle ragazze, vedi tu.

Nessuna e bella come te, ti assicuro, che dico, la verità, dimmi io o pensato di uscire, andiamo, vieni con me-

Dove mi vuoi portare, non o voglia, di vedere nessuno.

Andiamo da qualche parte, dove non siamo conosciuti, su bella, vestiti, anche se e piacevole la vista, o voglia di farti divertire.

La vista ti piace, non sono più quella di una volta,. Mi avvicinai quasi a toccarla, e guardandola negli occhi, sei bellissima, gli accarezzai il viso, tu fai impazzire gli uomini, mi guardava, in uno strano modo, o ero io che speravo di vedere, in quello sguardo quello, che desideravo, di vedere, i suoi occhi verdi, sorridevano, mi feci coraggio, la presi per i fianci e la strinsi dolcemente la baciai sulla guancia vicino all’orecchio, gli sussurrai, mi piacerebbe stringerti, cosi come sei tenerti stretto a me, vuoi.

Non e normale quello che mi chiedi sono nuda, e non capisco, perché sono rimasta, nuda davanti a te, se desideri stringermi, tra le tue braccia, fallo pure. La strinsi in un abbraccio, forte, e il cazzo che era, duro, per l’eccitazione, presso contro, il suo ventre, la baciai di nuovo vicino all’orecchio, gli soffiai aria calda, nell’orecchio, presi il lobo tra le labbra, lei reagì spingendo il ventre, contro il cazzo, mi spostai baciandola sulla guancia, sulle labbra, provai a dargli la lingua, apri, la, bocca, accetto la lingua, iniziammo, a giocare con le lingue, lei mise le mani dietro al mio collo, e si stringeva, gli accarezzai la schiena, e scesi sul culo, la passai tra le natiche, di la passai davanti, la misi tra le cosce, le apri, per agevolarmi, gli misi due dite in figa.

Amore che stiamo combinando, non possiamo, mio dio, e bello, continua, cosi, si mi piace.

Mi sbottonai i pantaloni, presi la sua mano e la guidai, a prenderlo, lo prese e inizio a masturbarmi, mi sarebbe piaciuto un sacco, Ficcarglielo in fica, credo che si spaventava, l’enormità, dell’incesto completo, entrare, da dove ero uscito tornare alla fonte della vita, pensai, di portarla per gradi, non avevo mai pensato a mia madre, come una donna da portarmi a letto, di chiavarmela, ero si consapevole del suo fascino, di gran figa.

Mi spostai feci in modo che il cazzo, gli toccava il monte di venere, lo lascio, apri le cosce e se lo mise nel mezzo stinse leggermente le cosce, il cazzo strofinava tra le labbra della fica, iniziai a muovermi che se chiavavo.

Che bello amore, mi piace sentire il tuo cazzo bollente, che mi massaggia la fica, continua cosi fammi godere, amore mio e bello, godoo, sborra anche tu fammi sentire il tuo piacere, tra le cosce.

Misi le mani sul culo, mi muovevo, più veloce, non era uguale come chiavarla, era sempre qualcosa di proibito, eccitante, schizzai, tra le sue cosce, ci baciavamo come degli invasati, le nostre bocche non trovano pace, eravamo affamati, di piacere, lentamente ci calmammo.

Dario amore, non dovevamo, e stato bellissimo, e sono cosi, contenta, come non lo ero da tempo, faccio la doccia e usciamo.

Poco dopo, uscimmo, mi, chiese di andare, dove volevo, senza paura, eravamo madre e figlio,  tutti i locali, eleganti frequentati da persone, dell’alta società, eravamo conosciuti, io, ero il rampollo di una famiglia ricca, anche se e vero, mia madre e molto dura, a tirare fuorii soldi, quella notte la vidi sorridere, divertirsi, accettava, i complimenti, e il corteggiamento degli uomini, singoli, tutta l’abbiente era a conoscenza, della separazione, era quasi l’alba, quando rientrammo a casa.

Dario e stata una bellissima notte, dobbiamo, ripeterla.

Lo faremo, se lo vorrai, non cambierai idea.

Non lo faro, andiamo a riposare un po’ o molto lavoro in ufficio.

 Mi bacio,  e sorridendo, si chiuse in camera sua, mi sveglio lo squillo del telefono, guardai l’ora, erano le tredici, mamma che ce.

Dormivi mi dispiace, di averti svegliato, ai, il tempo di prepararti tra poco arrivo e partiamo, per una crociera, la governante, mi sta preparando le valigie contento passeremo dieci giorni insieme, ciao.

Qualcuno si chiederà come si fa a partire, in un solo giorno, per la crociera, la risposta e semplice, le navi da crociere, appartengono a mamma, e su tutte le navi, ce una suite, dell’armatore, noi possiamo raggiungere le navi, in qualsiasi momento, che vogliamo, si avvisa il capitano, andiamo a bordo.

Due ore dopo, mamma arrivo con l’auto, della società, non ci mettemmo molto, e partimmo per il porto di Genova, a mezzanotte,dopo i saluti, ci ritirammo, nel nostro appartamento, cerano letti separati, mamma, mi venne vicino, mi bacio, e mi disse, dormiamo insieme o freddo, mi devi riscaldare, la nave partiva per Barcellona, al mattino, dopo avere messo a posto le nostre cose, si girava, intorno, nessuno dei due prendeva l’iniziativa, la presi per mano, la portai vicino a letto, iniziai a spogliarla, lei aiutava me, restammo nudi, ci stendemmo sul letto, me la tirai su di me, il cazzo duro, spinse contro il suo ventre, lei lo piego, quel tanto da poggiarsi sopra, cerco la mia bocca, iniziammo a baciarci, le lingue sembravano di avere una volontà propria,, gli accarezzavo il culo, misi le dite tra il solco, di pesca, cercai il suo buco del culo, lo stuzzicai, per un bel po’ , provai a mettergli un dito in culo.

Mi piace, che mi stuzzichi il culo, sai che non lo mai preso, nel culo.

Vuoi provare?, sta a te.

Non mi farai male?, sai sono tentata, un po’ per provare, e per non farti entrare da dove sei uscito, ce qualche lubrificante?.

Io della crema per il viso, e neutro, possiamo usare quella, lo vuoi veramente.

Si lo voglio, prendi la crema.

Dopo averla presa, la baciai di nuovo, lasciai la bocca, e scesi giù, piano fermandomi prima ai due seni, non erano grandi, una media, erano ancora sodi, mi dedicai a, l’oro con impegno, o letto da qualche parte, che quando ti prepari a inculare una donna, devi portarla, al culmine dell’eccitazione, deve essere lei a chiedere, essere, chiavata o inculata, il desiderio di ricevere il cazzo, dalle tette, scesi lentamente, baciando e usando la lingua, mi fermai per alcuni secondi sull’ombelico, gli feci aprire le cosce, con la punta della lingua, cercai il clitoride, lo martellai, con la lingua sino a che non divento duro come un fagiolo, lo presi tra le labbra, lo succhiavo, lei mi aveva messo le mani sulla testa, mi teneva pressato sulla fica, gli misi un dito, in figa e uno in culo, leccavo e la chiavavo con le dite        

Dario che bello mi farai venire un infarto per tanto piacere, sto godendo, tantissimo, girati verso di me dammi il cazzo o voglia di farti un pompino, di succhiartelo, questa bella mazza, che ai.

Non mi girai, non volevo che, facendomi il pompino sborravo, desideravo, incularla, a lungo, desideravo che godeva, cosi la prossima volta, ricorderà, solo il piacere, e non il dolore della penetrazione, continuai a leccare, la figa, ancora, e ignorando, il suo richiamo a dargli il cazzo, la feci girare, a pancia sotto, mi spalmai il cazzo di crema, e, la misi, vicino al buco del culo, guidai il cazzo, diedi una spinta, leggera, la capocchia trovo, la strada, ben lubrificata, entro, diede un leggero grido di dolore, mi fermai, restai in attesa.

Amore sei entrato tutto, ti sento, che mi ai aperta, il culo.

Non sono del tutto dentro solo la capocchia, e dentro.

Entra del tutto fammelo sentire tutto, mi devi annientare, o voglia di godere, e soffrire, lo desideravo, nel culo, pompami dai.

Spinsi, entrai del tutto, iniziai, a pomparle il culo, lei inizio a gemere, di piacere, misi la mano di sotto, gli stuzzicavo il clitoride.

Che bello, amore, non o mai goduto tanto, pompami, chiavami forte, e bellissimo, godoo, o sì, cosi e bellissimo.

Avevo accelerato il ritmo di entrata uscita, non resistevo più, sborrai, fu tanta, mi rilassai restando dentro di lei, la baciai, sul collo, lei si giro, ci baciammo con la bocca, amore sei stanca, vuoi che mi tolga, vuoi continuare.

No, sono distrutta, togliti di sopra.

Mi tolsi misi di fianco, lei si giro, e mi abbraccio, ci addormentammo felici.

Erano le dodici, lei mi sveglio, aveva un bicchiere con il succo d’arancia.

Buongiorno amore, la nave e partita, preparati abbiamo, dei doveri lo sai.

Mi alzo, tranquilla, i doveri, salutare il comandante, il capo commissario, di bordo, tutti ci guardavano con rispetto, nell’entrare nel ufficio del commissario, cera una ragazza, al banco, del ufficio informazione, bellissima, guardandola, mi venne in mente, le madonne fiorentine, una bellezza, mozza fiato, in seguito venni a conoscenza, che lei era di Firenze, gli feci il mio migliore sorriso, lei ricambio, il sorriso, non capivo se era di cortesia, o perché ero il rampollo, della padrona, futuro armatore, mi augurai, che era per me, dopo avere salutato lo staff, chiesi a mamma, di volere fare un giro da solo, mi disse vai, mi fermai al banco, signorina posso offrirgli un aperitivo, mi chiamo Dario.

Io sono Loredana, non posso accettare tutti gli inviti dei passeggeri.

Credo di essere diverso, mi dica, di si accetta, e non perché sono il figlio della signora Cristina.

Anche se lo vorrei, devo stare al mio posto, sino a che non finisce il mio turno.

Me la vedo io, accetta, mi disse di si, rientrai nell’ufficio, del commissario, e gli chiesi di sostituire la ragazza, attesi alcuni minuti, lei fu libera, questa storia con la ragazza, non centra, posso solo dire, che, alcuni anni dopo, ci incontrammo negli U S A, oggi e mia moglie, ci amiamo molto.

Tornando alla crociera con mamma, dopo i saluti, ci comportavamo come tutti i passeggeri, la sera dopo cena, andavamo nel salone delle feste, si ballava, guardavamo lo spettacolo, tutte le sere, in camera si facevano dei sessantanove, infiniti, e inculate, una notte.

Dario questa notte voglio chiavare, desidero che mi scopi.

Mi rendi felice e quello che più desidero.

Ti credo, ma tu vuoi scoparti la ragazza, come si chiama, Loredana, vero.

 Non dico di no, siamo soli amici, e poi lo sai, qui in questo contesto siamo sotto gli occhi di tutti, adesso voglio con tutto me stesso scoparti.

Portami a letto, e fammi impazzire, di piacere.

Ci spogliammo, restammo nudi, entrambi, inizio, a baciarmi, per tutto il viso.

Amore mio, figlio, e amante, sono una donna perduta, non mi, importa, stendenti, su di me e dentro di me, scopami, chiavami, fai in modo che raggiunga, il massimo del piacere.

Mi misi con la testa tra le cosce, iniziai a leccargli la fica, dopo un bel po’ , mi invoco di chiavarla, Sali su, tra le cosce aperte, fu lei a prendere il cazzo, a guidarlo, all’ingresso della fica.

Chiavami entra, in me, ecco cosi, e una sensazione stupenda, sentire il tuo cazzo, dentro il mio corpo, scopami, con forza, non essere gentile mi piace, sentire, il cazzo, che entra con forza, si amore mio Chiava, forte lascia che godo, cosi amore sborrami in fica, che bello, amore.

Aumentai il ritmo come desiderava lei, fui costretto a prendere il lenzuolo tra i denti, per non gridare, tanto era forte il piacere, era la prima volta che godendo a schizzando lo sperma in figa, che provavo un piacere cosi intenso, lei grido con me, scopammo ancora quella notte, la crociera, fini, tornammo a casa, e si scopava tutte le notti, poi mio padre, torno a casa, si chiarirono, e io come era nei progetti, parti per gli stati uniti, come o scritto incontrai Loredana, il resto della storia, non conta.

 

 

  

 

 

 

 

Una Nonna Stupenda

Scritto il 22 May 2018 alle 10:41

                                      

Nonna Tania una stupenda donna bellissima. Non poteva essere, che cosi visto la figlia. ‘’Mia madre’’ io la conoscevo poco, l’avevo vista da bambino, inseguito, attraverso skype. Il motivo loro sono polacche. La nonna abita nella provincia di stettino, ai confini con la Germania. Vedevo nelle video chiamate, che nonna era una bella donna. Mio nonno, lavorava in Germania. Erano ancora giovani.

Un giorno, lei chiese io che facevo adesso che la scuola era finita?.

Mamma gli disse scherzando adesso te lo mando li da te, cosi lo sopporti un po’ tu. Era uno scherzo, ma la nonna inizio a gridare di gioia, sarebbe stata felice di ospitarmi sempre cosi sola,. In meno che no si dica, mi trovai sul bus diretto, in Polonia. Al mio arrivo cera nonna, ad attendermi. Vederla da vicino, fu, un colpo, non solo era bella, un gran pezzo di figa. Mi abbraccio, mi strinse forte tra le braccia. Durante l’abbraccio, senti le sue tette, premere contro il mio torace, notai che erano ben dure. Non mi sarei mai, voluto sciogliere, da quell’abbraccio. Dovevo mi ero eccitato, il cazzo ora premeva contro di lei.

- Ivan che fai’. Brutto monello, ti ecciti toccando tua nonna.

- Diventai rosso come un peperone.

- Scusa nonna è che sei cosi bella. Presi coraggio, perché lei se la godeva. Starei sempre abbracciata a te.

- Andiamo a casa, forse tra le mura, domestiche ci possiamo anche scambiarci qualche abbraccio, qualche coccola. Nonna parlava abbastanza bene l’italiano, era stata lei, a venire, per lavoro, poi l’aveva seguito la figlia. Mia madre,.

- Ivan devi praticare un po’ la mia lingua. Nonna io la capisco abbastanza. Facciamo cosi da questo momento mi chiami per nome, almeno in casa, mi fai sentire vecchia. D’accordo, poi tu non sei vecchia, sei bellissima.

- Grazie, a una donna fa sempre piacere ricevere dei complimenti. Erano le ventuno, dopo aver cenato. Che qui chiamano la cena colazione. Ivan o il satellite se vuoi vediamo la tv italiana. Prendemmo posto, accese la tv. Non lo so se lo fece di proposito, nel sedersi tiro su il vestito. Mise le cosce, in bella vista. Guardavo lo schermo, non vedevo nulla, lo sguardo, andava sempre li. Ci pensai su, volevo, è desideravo toccarla. Poi mi venne l’idea mi distesi, per lungo poggiai la testa sulle cosce. Lei non disse nulla. Sentire il calore delle sue cosce, fu molto eccitante. Provai a baciarle, lei mise le mani sulla mia testa. Iniziai a baciare, salivo su spingendo il vestito, non ci misi molto, mi trovai con la guancia, appoggiata, alla mutandina. Scivolai a terra, mettendomi in ginocchio, lei apri le cosce, il triangolo formato dalla mutandina, mi sembrava, disegnato da un geometra di come era perfetto. ‘’In seguito nella mia vita, sono stato sempre attratto dalla quel triangolo.’’

Gli tolsi la mutandina. Aveva la figa rasata, emanava un odore pungente, ma piacevole. Passai la lingua tra le labbra. È mi piacque un mondo.

- Caro che bello. Stendiamo a terra in modo che possa succhiarti il cazzo.

- Ci stendemmo sul folto tappeto, nella posizione del sessantanove. Senti che mi sbottonava, i pantaloni. Li tiro giù. Mi prese il cazzo, inizio leccando in torno. Ripresi a leccare la figa, gli misi un dito dentro, leccavo è la chiavavo, prima con un dito poi due. Lei aveva preso il cazzo in bocca è mi faceva deliziare, con quel pompino, da esperta, duro un bel po’, poi.

- Caro adesso vienimi sopra chiavami. Fammi sentire il cazzo che mi tromba. Lei si sdraio, a cosce aperte, mi distesi su di lei. Prese il cazzo è lo guido. Entra mio piccolo amore, che bello sentire, il tuo giovane cazzo. Chiavami bello cosi forte. Lasciami sentire, che sono ancora, bella.

- Lo sei nonna che bello chiavare con te. Davo dei colpi di reni, forte è rapidi. Lei mi invocava, di chiavarla veloce, dopo un bel po’ lei mi diede un morso sulla spalla, gridando, amore godoo. È io con lei. Quella notte, è per i dieci giorni di vacanza chiavavamo in tutte le occasioni. Una vacanza che non dimenticherò. Per tutta la mia vita.


La zia americana

Scritto il 22 May 2018 alle 09:58

La Zia Americana

Capitolo 1

Avevo diciotto anni, e da due, lavoravo sulle navi, la nave, dove ero imbarcato, non era, una di linea, si diceva, che erano navi che vanno, alla busca,( sarebbe, come vanno dove capita,) sono come i camion che sono fermi intessa) un giorno, mentre svolgevo il mio compito, passo di la, il terzo ufficiale, mi disse che, dopo, Rio della Plata, un porto Argentino, si andava a port Elizabeth New Jersey, ne fui contento, li cera mio zio, con la moglie che non avevo mai vista, solo nelle foto di matrimonio, e cera anche, una zia, di mamma, quella che mi attirava, era la figlia, di questa ultima più grande di me, il suo nome Rosy, di lei desidero raccontarvi un episodio, curioso, alcuni anni prima, che lei e la famiglia, emigravano in America, mi capito, di trovarmi, solo con lei, a casa sua, non ricordo, come, iniziammo a parlare di film porno, lei era curiosa, di vederne uno, e se io l’avevo visto, gli dissi di si, avevo, delle cassette, nascoste, neanche in casa. Come possiamo fare, sono molto curiosa, vorrei vederne,una, tu lai viste. Si ne approfitto, quando i miei non ci sono. Che fanno vedere, io non lo so non riesco a immaginare. Tutto, quello che, fanno una coppia. Dai non avere vergogna dillo chiaramente cosa fanno. Lui che gli lecca , la figa, o che lei gli fa un pompino. Davvero dai non ci credo, e tu che fai te lo meni ti fai una sega. A volte si,se non mi credi, tra due giorni, i miei devono recarsi, dalla nonna, e resterò solo per due giorni, difatti hanno chiesto alla tua, se posso venire, a mangiare, qua da voi, tu vieni da me, ti faro guardare il film. Di pomeriggio, resterà tra noi, se lo vengono a sapere, sai i guai che passiamo. Di sicuro non dirò nulla, ma da te vorrei, una cosa, me la fai vedere, vorrei vederla da vicino. Che cosa vuoi vedere. La figa, dai abbassati la mutandina. Te la faccio vedere, Tu mi fai vedere, il cazzo, abbassiamoci, le mutande insieme. Io non solo, con parlare di certi argomenti, poi lei che indossava, una sottoveste, corta e trasparente, mi aveva fatto arrapare, e, l’avevo duro, ci osservammo a vicenda. Perché ce lai duro?. Devi capirlo da sola, parliamo di sesso, ti vedo, le cosce, e normale, che lo duro, mi fai un bacio sulla fica. Oggi no, quando guardiamo il fil, lo darai, mettiti, in ordine, non tarderà arriva mamma. Due giorni dopo, finito di mangiare a casa di zia, chiesi, a Rosy, se voleva aiutarmi, con i compiti, era una scusa, lei chiese, alla mamma, consapevole, che non avrebbe fatto obiezioni. Arrivati a casa, mentre lei preparava, il popcorn e le coca, io preparai, il video, prendemmo posto, avviai, il video, e sullo schermo apparvero, i porno divi, lei spalanco gli occhi, a vedere, quelli attori che facevano pompini, leccate, di fica e culo, alla fine della cassetta, eravamo arrapati, io avevo il cazzo cosi duro che la pelle del scroto, si era tento tesa, da farmi provare un lieve dolore. Che facciamo, io devo dirti la verità vorrei provare, a prenderlo in bocca, fare il pompino, e tu. Mettiamoci nella posizione del sessantanove. Ci mettiamo qua per terra. Andiamo in camera mia, staremo più comodi, andammo in camera mia, non era la comodità, non so spiegarmi il motivo, in camera mia mi sentivo più sicuro di me, forse era stupido da parte mia, non era cosi, mi sentivo, a mio aggio, e vero, per metà, avevo nascosto, una video camera, tra i libri, dovevo trovare solo il modo di avviarla, vuoi andare i bagno prima tu, penso che, un pulita, ci vuole, forse, era vero, a me serviva una scusa, per accendere la video camera, lei fini, andai io, al mio ritorno lei era distesa, sul letto, eravamo impacciati, nessuno di noi due aveva mai fatto sesso, ci baciammo, poi come avevamo visto fare, nel filmato, ci mettemmo nella posizione del sessantanove, con due dite gli apri le Labbra della fica, iniziai a leccare, non capivo dove, dirigere le mie Attenzioni, per lei fu più facile credo, prese il cazzo, in bocca, e come aveva visto, faceva il pompino, alla fine, godemmo insieme, nulla di eccezionale, era stato un disastro, questo lo capito in seguito, lei e la famiglia, partirono, per l’America, promesse, di tenerci in contatto, mai avvenute, eravamo ragazzi, e la nostra vita aveva diviso le nostre vite, al mio arrivo, in porto, cera mio zio, erano anni che non ci vedevamo, lui parti, che ero un ragazzino, prima che la nave, arrivava, avevo chiesto, lo sbarco, ottenni il visto, per tre mesi, mi porto a casa sua, li conobbi, la moglie, zia Mina, dopo i saluti, chiesi a zio se la zia, la famiglia di Rosy, era lontano, da dove eravamo noi, mi rispose a cinquecento metri, e non erano a conoscenza del mio arrivo, mi disse ti ci porto, avevano una piccola pizzeria, come entrai Rosy resto, a bocca aperta per la sorpresa, poggio i piatti, mi abbraccio, forte, non si staccava, gli altri risero di noi, tutti, erano a conoscenza, del legame, tra di noi, ci staccammo, sorridendo, mi lascio salutare gli altri, ma lei, era diventata padrona, mi prese sotto braccio, mi porto nel retro, come chiuse la porta, mi abbraccio di nuovo, mi trovai, con la sua lingua, in bocca, corrisposi a quel bacio cercato, desiderato, le mie mani, spaziavano, per tutto il suo corpo, da quando era partita, si era trasformata, era più fica di quello che non era, prima, si stacco da me, Rosy che ti prende, mi fa piacere bada bene, non capisco. Non lo so cosa mi prende, so cosa voglio, e voglio te, con tutta me stessa, vuoi scopare, io ricordo sempre quel giorno a casa tua, fummo un disastro, adesso che sei qua, vorrei riprovare. Anch’io lo desidero, a dirti il vero, sai quante seghe mi sono fatto, pensando a te a cosce aperte, dove, si va. Tu ti fermi un po’. Tre mesi, salvo che un’occasione, non rimanga. Allora troveremo il tempo e il luogo. Salutammo tutti, ritornammo da zia, la cena era pronta, dopo cena, si parlo di casa, delle solite stronzate, Che non interessa nessuno, zio mi disse che, lui usciva, presto per Recarsi a lavoro, io potevo poltrire, tutto il tempo, come era mia abitudine, mi svegliai, presto, non sentivo, rumori, restai sveglio e con gli occhi chiusi, pensavo a Rosy , ad un tratto si apri la porta, apri gli occhi, era la zia. Caro ti o portato, il caffè e italiano sai. Grazie non dovevi disturbarti. Che disturbo, mi fa piacere, e poi sei cosi un bel ragazzo. Grazie, bevvi il caffè, era uno schifo, non dissi nulla, come poggiai la tazzina, lei mi accarezzo il viso, non capivo cosa stava succedendo, capivo, non ci credevo, si chino e inizio a baciarmi prima sul viso, accarezzandomi, mi bacio sulla bocca e li si blocco, fu lei a forzare, per entrare, nella mia bocca, con la lingua, in quel’istante, passo lo sgomentò, corrisposi, al bacio, sollevo il lenzuolo, cerco il cazzo, inizio a masturbarmi piano, gli misi la mano nel reggiseno, tirai fuori una tetta, zia spogliati, non rispose, si tolse, quei pochi vestiti, resto nuda, mi tolsi la maglietta, e le mutande, faceva tutto lei era una furia, si mise nella posizione del sessantanove, mi trovai la sua fica sul, viso, gli misi la lingua, dentro, aveva un gusto, fresco, profumato, lei si era impossessato del cazzo, lo succhiava, aspirava, lo prendeva, tutto quello che gli era possibile, lo lasciava piano sino alla punta, w riscendeva a prenderlo di nuovo, io continuavo, a leccare, a chiavarla con un dito in figa, uno in culo, si, tolse, dalla posizione, che eravamo mi cavalco, guido il cazzo, vicino alla fica, si impalo, fece in modo che il nostri corpi aderivano, si inarco all’indietro, mostrandomi, il suo corpo, bellissimo, tesi le mani, presi le tette, le massaggiavo, e gli strizzavo i capezzoli, ebbe inizio, il Sali scendi. Fottimi, picciotto, che bello, ai la minchia, bella dura, e cosi che si scopa, figghiui, mio, cosi, amore, fammelo sentire, tutta sta minchia, sto godendo come una troia. Saliva, scendeva, sul cazzo, io ero arrivato a, limite, zia non resisto più, devo sborrare. Sborrami in figa, fammi sentire il tuo schizzo, caldo, godo ancora di Più. Esplosi, provando un piacere, intenso, si chino, sino a cercare, la mia bocca, ci baciammo per un po’. E bravo il nipotino, sei un vero stallone, italiano, alzati, fai la doccia ti va di uscire. Certo, zia, non mi lamento di quello che e successo, dimmi perché, non capisco. Se vieni di la puoi vedere una tua foto, che ci mando tua madre, e da quel giorno che ti vidi, ti desideravo, volevo scopare,ti dispiace. No, era cosi per capire. Ok ti preparo la colazione. Feci la doccia, la raggiunsi, in cucina, mentre lei serviva la colazione, bussarono alla porta, era Rosy, era con l’auto. Ciao, buongiorno zia, mi offri, un caffè, sono venuta a prenderlo, andiamo a fare un giro in città, la zia acconsenti, notai che non era contenta, poco dopo uscimmo, mi porto in giro, all’ora di pranzo, mi porto nella loro pizzeria, erano chiusi, pranzammo, tra mille domande, le prime domande, che progetti, ai sei fidanzato, sembrava, un terzo grado, finalmente, si fini, e Rosy mi trascino, fuori. Ti voglio chiedere una cosa, e devi essere sincero, niente, bugie, nemmeno, mezze frasi d’accordo. Dimmi che vuoi sapere, sarò sincero, prometto. Cosa, provi per me, io so, cosa provo, per te, voglio sapere, tu, ti dico, che ti o pensato sempre. Rosy, non lo so di preciso, cosa provo, ti o pensato, e tanto, a volte, fantasticavo, che tu arrivavi, in Italia, venivi a prendermi, se questo e amore, allora, sono innamorato di te, e tu. Lo stesso, non ti nascondo, che o avuto un ragazzo, e con lui che o scopato per la prima volta, poi non lo voluto più incontrare, non lo cosa avrei fatto, ieri quando sei entrato, e ti o visto, o capito che ti voglio, ti amo, lo so o due anni più di te, se per te non un problema. Non lo e, dimmi che faro, resto qui, che lavoro, farò, dimmi. Semplice, lavorerai con me, i miei, sono vecchi, si vogliono ritirare, gli daremo, qualcosa, ce la caveremo, allora. Si resto, ti voglio, anche io, credo di averti sempre amato, come si fa, non posso essere, un clandestino. No sarà necessario, ci sposiamo prima che scade, il visto, e vai, in Canada, io ti richiamo, diventerai, un legale. Qua, finisce, la mia storia, io e Rosy, abbiamo due bambini meravigliosi.



Dalla zia, e mia cugina. Capitolo 1

Scritto il 22 May 2018 alle 11:29

                                  Dalla  zia, e mia cugina.

                                         Capitolo 1

I miei genitori, avevano deciso di rimodernare il nostro appartamento, chiesero alla sorella di papa, se potevano ospitarci a me con mia sorella, una rompe balle, che non ce uguali, a me non mi, andava, molto, la zia, viveva, in campagna, con il marito e una figlia, Monica, di mattina presto, io, mia sorella Clara, partimmo, mio padre, mi aveva comprato un auto, vecchia, mi disse, che dovevo fare, pratica, e se volevo un auto nuova, me la dovevo guadagnare, lavorando, che nella vita, bla,bla, mia sorella e una bella ragazza, una gran, pezzo di fica,, e una che non solo rompe, poi provoca, e questo, e ancora peggio, gira per casa, con indumenti che non nascondo niente, se siamo soli in casa, io sono al bagno, per le mie pulizie, entra, e con naturalezza, si abbassa le mutandine, si mette a fare la pipi, prende un po’ di carta, se la passa, sulla fica, puoi fare l’indifferente, quando vuoi, certi spettacoli non ti lasciano indifferente, un giorno, che entro e fece la stessa, cosa, mi ti sembra il modo di fare, vieni fai i tuoi comodi, come niente. Che ai ti scandalizzi, a vedermi senza mutande. A te ti sembra normale, come io adesso mi abbasso i pantaloncini, e mi mostro, che fai urli. Non urlo, poi siamo soli, chi mi sente, tu non ai il coraggio, di mostrarti, non ci credo. Cazzo era una provocazione, cosa voleva, lei, o ero io che andavo in cerca, di una scusa, non mi credi ecco ti faccio vedere io, mi abbassai i pantaloncini, il cazzo duro, punto dritto verso il suo viso, dato, che era seduta sulla tazza, che dici adesso, non o il coraggio. Fratellone ai, un bel cazzo, e perché e duro, ti sei eccitato, guardandomi, mentre mi abbassavo la mutandina. Che fai sfotti, avevo fatto un passo avanti, il cazzo era a pochi centimetri, dalla bocca. Che fai ti avvicini sempre di più, che vuoi che te lo prendo in bocca, ti faccio un pompino, non se ne parla, se vuoi godere, ti Aiuto, il pompino godi solo tu, parla che vuoi. Lai detto voglio Godere, mi ai fatto arrapare troppo. Un attimo, voglio godere anche io, questo randello, non mi a lasciata indifferente. Si alzo, prese della carta, si pulì, la fica, non si mise a posto la mutandina, si appoggio al lavandino. Vieni, mettilo, tra le cosce, strofinerà, tra le labbra della figa, piacerà a me, anche tu, proverai piacere, mi accostai a lei, la presi per i fianchi, lei apri le cosce, e strinse, leggermente, quel tanto di,dare, al cazzo la liberta di movimento. Clara a questo punto perché non scopiamo?, se ai paura, ce lo il preservativo. Fratellone, mi farei scopare volentieri, sono ancora vergine, e non voglio perderla cosi, accontentiamoci cosi, puoi baciarmi se vuoi. Gli ficcai la lingua in bocca, con vero piacere, l’avevo sempre sperato che arrivasse, questo momento, lei corrispose, inizia a simulare, la chiavata mi muovevo, e il cazzo, gli massaggiava, il clitoride, non era chiavare, comunque era eccitante, spostai le mani, sul culo, ti piace cosi. Sì e bello, continua. Gli passai, le dite tra le natiche, gli massaggiai, il buco del culo. Mi piace, continua, a toccarmi il culo. A portata di mano cera, un vasetto di crema mi unsi un dito, glielo ficcai il culo, glie lo massaggiavo all’interno. Mi fai morire, e una cosa bellissima sentire, il tuo cazzo, tra le cosce, e diventato bollente, non mi sborrare, tra le cosce, e fallo quando vuoi io o goduto tanto. Mi tolsi e continuai con la mano sino a che non venni, mi diedi una pulita, mi dice,  perché non mi ai lasciato finire, tra le cosce. Ti volevo lasciare, ma poi o  pensato e se qualche stronzetto, prende il volo, che faccio, cosi, ti ho chiesto, di, finire lontano, capisco, per te e stata lo stesso,se ti facevi una sega. Non e cosi o provato piacere, e stato molto eccitante, lo stesso, chi sarebbe lo stronzetto. I spermatozoi, chi se no, ci manca, che mi ingravidi, senza scopare, tu veramente, mi vuoi scopare, ai fatto un pensierino, sul mio culo, o notato che, ti piaceva, toccarlo. Io ti farei tutto, dipende da te, cosa vuoi o non vuoi, in amore, o nel sesso ritengo che debba essere, piacevole, per entrambi. Ci penserò su, magari ti do tutte e due, chi sa. Come sapevi che tra le cosce, ti Sarebbe piaciuto, lo ai, fatto con il tuo ragazzo. No con lui, gli o fatto una sega, mi viene da ridere, se penso che va, fiero di quel pisolino, che a, se vede il tuo muore dalla vergogna, una mia amica, mi disse che lo pratica con il suo ragazzo e ci gode, cosi, o voluto provarlo con te. Perché non ai provato con il tuo ragazzo. Per favore, quello con quel coso piccolo, dove lo metteva, quando o visto il tuo, mi e venuta il desiderio di provare. Rimettiamoci in ordine, devo preparare il pranzo, mamma e papa hanno un po’ di tempo verranno a casa. ti aiuto, l’aiutai per davvero, fu anche piacevole e divertente, ci scambiavamo, qualche carezza, e qualche bacio, un estranio, poteva scambiarci per una coppia, d’innamorati, non ci fu occasione, di stare da soli, adesso non lo so dalla zia, cosa succederà, come lasciammo, la città, Clara sei contenta, di andare, in campagna. Che dirti, non lo so dipende da te. Scusa perché dipende da me che devo fare. La prima cosa non corri la cavallina, con Monica, quando ti vede ti sbava dietro come un cagnolino, e mi lasci da sola. Vai a mungere le vacche insieme allo zio. Buono quello, se non faccio attenzione, mi trovo le sue mani nelle mutandine trova tutte le scuse per toccare, qualche volta gli do un calcio tra le palle che lo faccio diventare un cappone. Matta davvero ti tocca, ti a fatto la proposta. Ma no, con la scusa, e le trova, mette le mani sul culo, le tette. Lo sai che io non lo mai, viste, le tue tette, o sentito solo che sono belle dure. Tu non vuoi vederle, dopo quella mattina non mi ai cercata più, o pensato che farlo tra le cosce, non ti piaceva, o sono io come donna, non ti piaccio. Stupidona mia, per dirti quando mi piaci, che mi arrapi, se darebbero il consenso a sposarci, ti chiederei di sposarmi. E io accetterei volentieri, ma perché il mondo e cosi bigotto, nell’antichità, era permesso, vedi i faraoni, oggi potremmo essere felici. Oggi bella, mia si va in carcere, lo sai, tu. Davvero non mi dire, non e possibile. Lo e, se qualcuno scopre quello che abbiamo fatto noi due, andiamo in carcere in due, Perché tu sei maggiorenne. Chi lo dice io no di sicuro e non credo Che lo racconti ai tuoi amici. Non ne parliamo più, per andare dagli zii si doveva prendere una strada, di campagna, che portava alla loro tenuta, era molto grande, la metà era di mio padre, ul lascito dei nonni paterni, al lato della stradina, a un certo punto cera un castagneto, si poteva entrarci dentro e ci entrai. Perché sei entrato qua. Perché non ce la faccio più, a vedere queste cosce sotto il naso, con la voglia matta di toccarle, vorrei tanto mettermi con la testa tra le tue cosce. Qui sei matto, se passa qualcuno. Per adesso, desidero toccare, e vedere le tette, e darti un bacio. Scendiamo dall’auto penso che sia meglio, ci inoltriamo, un po’ di più. Credo, che sia la cosa migliore da fare, ci inoltrammo, più all’interno, dove il castagneto divento, più fitto, la strinsi tra le braccia, ci baciammo, nel frattempo misi la mano nella scollatura, tirai fuori, una tetta, sembrava di marmo, di come, era soda, il capezzolo era già duro, lasciai di baciarla presi il capezzolo, tra le labbra, lo martellavo con la punta della lingua, lei mi accarezzava, la testa. Basta fai il bravo andiamo adesso. Solo un attimo ti prego, mi inginocchiai, e rapido gli sollevai la gonna, indossava delle mutandine nere, ridotte, poggiai il viso sopra, baciavo, aspiravo, gli odori vaginali, glie la abbassai, mi beai a mettere tutto il volto sul monte di venere, passai la lingua, tra le labbra della figa, un rumore di, di foglie calpestate, ci affrettammo, a metterci in ordine, dopo scoprimmo che era stato un cervo, ridendo tornammo all’auto, ripresi il cammino, poco minuti, eravamo, davanti, alla masseria, la zia, venne fuori. Ragazzi,che bello avervi qua, lo zio, torna tra poco, e Monica, sta governando gli animali, entrate, su portiamo i bagagli,nelle vostre camere, siete arrivati giusto in tempo, per il pranzo. Grazie zia, vorrei rendermi utile, mi dici, cosa posso fare, voglio lavorare. Ragazzo mio non ce bisogno, goditi la vacanza, ai tempo, per lavorare. Misi a posto la mia roba, andai nella camera di Clara, tutto a posto. Un cazzo, potevamo andare, in agriturismo, li potevamo Farci passare, come una coppia, qui che facciamo, adesso lo so ti

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Mi sono scopato mio padre

Scritto il 21 May 2018 alle 06:06 categoria incesto

Salve, mi presento, sono la gemella di Fabio, avete capito bene, sono Sophia, un pomeriggio che io e mio fratello eravamo soli in casa, andai in camera sua con l’intenzione di farmi una bella scopata o un inculata, di solito lascio a lui decidere per me va bene, mi basta sentire quel grosso cazzo in corpo, che sia in figa o in culo non importa, basta che lo senta dentro di me, la porta era aperta e lui non c’era, forse è in bagno pensai, stavo per andarmene quando il PC attirò la mia attenzione, c’era questo racconto aperto, non ho resistito a fare la ficcanaso, mi sono seduta ed ho iniziato a leggere e cosi ho scoperto che non solo si è scopato  me e mia madre, ma anche gli zii, ha fatto pompini allo zio e si è fatto inculare e bravo, zitto, zitto, si è scopata anche la sorella maggiore ed è maggiore non solo per gli anni ma anche per la grandezza del suo seno, è una maggiorata. Bene, visto che lui ha raccontato la sua storia, io mi aggrego a lui e io vi racconterò la mia con papà; non è lunga e non è come la storia di mio fratello. La mia storia con papà, iniziò una domenica pomeriggio, eravamo soli in casa, le sorelle con i lori ganzi, il mio gemello a scopare da qualche parte; è un po’ di tempo che esce sempre, mia madre con le amiche e io in casa visto che il mio ragazzo che mi aveva dato buca. Alle quindici c’era la partita, della nostra squadra, papà mi chiese se la vedevamo insieme, per me andava bene guardare la partita, non è bello guardarla da soli, così, io con un cono gelato e papà con la birra prendemmo posto sul divano, io indossavo un vestitino di quelli leggeri corto, sedendomi mi scopri un bel po’ le cosce, papà accese la tv, pochi minuti e la partita ebbe inizio, notai che mio padre era più interessato alle mie cosce che alla tv e bravo il paparino, si stava eccitando guardando le cosce della figlia, notai il bozzo che si era formato davanti, mi eccitai anch’io al pensiero di vedere mio padre con la testa tra le mie cosce, e magari che mi scopava, pensai: se lo porto a questo potrò ricattarlo a vita, bello stronzo, in famiglia non era molto amato per il suo carattere di merda, feci dei movimenti facendo  in modo di fare salire il vestito ancora di più facendolo apparire casuale, credo che potesse guardarmi le mutandine, che poi erano più un Filo che scopriva, non copriva un bel niente, mi avvicinai a lui dicendogli: papà mi fai dare un sorso alla birra? desidero provarla. Ne vuoi una? C’è quella al limone è più leggera, te la vado a prendere. Ma no una intera non la bevo, un sorso dalla tua, me la passò, guardandolo in volto, presi la bottiglia la portai alla bocca, leccai il bordo come se stessi leccando un cazzo, mi guardò imbambolato , sembrava un coglione, bevvi un sorso, è buona, glie la ridiedi, rimasi vicino a lui, gli toccai la coscia con la mia, notai che il bozzo era cresciuto, pensai a come fare per farmi scopare, si capiva che in lui c’era la paura di come sarebbe stata la mia reazione, oltre a continuare a provocarlo, cosa potevo fare, saltargli addosso? e se io avevo capito male e mi ammazzava di botte? mi venne in aiuto la nostra squadra del cuore, un giocatore segnò e nell’euforia del gol ne approfittai, gli saltai addosso, gridando papà gol, gol, nel saltargli addosso mi misi seduta sulle sue gambe e l’abbracciai e dato il vestito corto, ero seduta praticamente sul cazzo senza vestito e lo sentivo pressare contro di me, lui con la scusa di mantenermi mise la mano sulla mia coscia e saliva sempre di più, gli baciai la punta del naso, poi sulla bocca, che bellissimo papà che ho, sei cattivo. Scusa amore perché sarei cattivo? è vero grido un po’ ma non vi ho mai picchiati. Sei cattivo perché non mi fai mai delle carezze, non mi baci mai, lo sai che non lo fai. E’ vero amore ma tu non sei più una bambina e potrei avere voglia di farti delle carezze diverse. Lo so che lo desideri lo capisco da quello che sento sotto di me, ce l’hai duro, vuoi accarezzarmi tra le cosce? non attesi risposta, presi la sua mano e dalla coscia la spostai nel mezzo a toccarmi la mutandina e i peli che uscivano fuori, a me piacerebbe rasarmi ma al mio amore, non piace “mio fratello’’ lui ebbe una scossa, sentivo il suo cuore che aumentava i battiti, si fece coraggio e mise un dito sotto la mutandina iniziando a farmi un ditalino, lo baciai sulla bocca, intrufolai la lingua nella sua, lui reagì sia nel corrispondere al bacio che, prendendo a sua volta  il comando della situazione, era arrivato a un punto tale che non gli interessava più, che la ragazza che aveva tra le braccia era sua figlia, mi tolsi dal suo grembo, senza smettere di baciarlo, gli sbottonai la patta, gli tirai fuori il cazzo e che cazzo, ora capisco mio fratello da chi a preso, era un palo, smisi di baciarlo, mi inginocchiai davanti a lui, gli sfilai pantalone e mutande, il cazzo mi guardava con fare sornione, puntava dritto in avanti, poggiai la bocca sulla capocchia, pensai non ce la faccio a prenderlo, in bocca, la cappella era enorme, lo leccai tutto intorno poi spalancai la bocca, volevo provare se era possibile a fargli un pompino, riuscii solo a prendere metà capocchia, iniziai a leccarlo ed a segarlo. Cara mia ma tu sei proprio una puttanella, ma dove hai imparato a comportarti così? ho l’impressione che di pompini nei hai fatti più di qualcuno. Non risposi, continuai ancora per un po’, lo lasciai e me lo tirai a terra, leccami la fica ed il culo mi piace, papà datti da fare, mi tolsi quelle minuscole mutande, presi la sua testa e lo guidai tra le mie cosce, iniziò subito con il buco del culo e ci sapeva fare, era un esperto, dal culo passo alla figa, cercava di entrare con la lingua dentro, da quello che sentivo credo che lui induriva la lingua e cosi riusciva, a penetrare, lo invitai a mettersi nella classica posizione del sessantanove, lui si girò, quando vidi quel cazzo e le palle che quasi mi coprivano tutto il viso, non sapevo neanche io da dove iniziare, gli leccai un poco le palle, poi tornai a dedicarmi al cazzo, lui continuava a leccarmi la fica, mio Dio mai avevo provato tanto piacere, nell’essere leccata, il mio ragazzo fa pena, mio fratello è più esperto ma lui, il vecchio mio Dio che bello! cercavo di spalancare la bocca quanto più possibile, leccavo e lo masturbavo, non volevo godere cosi o no, mi devi scopare pensai, mi tolsi dal di sotto, lo feci girare mettendomi a cavallo su di lui. Amore, questo no, non voglio e incesto completo, godiamo cosi tra bocca e mani. No papà ti voglio dentro voglio sentire questo palo di carne riempirmi la fica. Come vuoi, sarò dannato ma desidero anch’io scoparti, solo ce la fai a prenderlo o è troppo grande? fai piano, se non te la senti fermati. Tranquillo papa ho già chiavato, non sono mica vergine, mi posizionai su di lui, presi il cazzo e lo guidai all’imbocco della fica, ero consapevole che il cazzo, avrebbe fatto fatica ad entrare, lo tenni fermo e diedi una leggera spinta verso il basso, la capocchia, entrò, mi fermai, lui mise le mani nei miei fianchi, mi aiutava a scendere, diedi un altro colpo di reni e ne presi la metà, lui diede un colpo da sotto e il cazzo entrò del tutto nel mio corpo, mi sentivo aperta in due, pensai e brava la mamma ma tu vedi da che cazzo si fa scopare, passato il primo momento, iniziai a salire e scendere, mi stavo scopando lo stronzo, padre padrone, il cazzo si era lubrificato con i miei liquidi e la fica si era adattata alle dimensioni del cazzo, io, iniziavo a godermi quel cazzo stupendo. Amore mio che bello, quando ti avviso togliti, non voglio sborrarti dentro. Si continuò per un bel po’, ad un tratto lui mi gridò: togliti, rapida mi tolsi quel palo, dalla fica, lo presi e continuai a masturbarlo, non ci volle molto, e schizzò, era come uno zampillo, non la finiva di buttare sperma, mi sarebbe piaciuto bere quella crema ma mi trattenni, sarà per la prossima volta. Capitò molte volte di avere incontri con papà, ogni volta si scopava, un giorno riuscii ad ingoiare lo sperma, era acidulo ma non mi dispiaceva, forse mi darete della puttana e forse lo sono che importa? lo ricattavo in due maniere, lo minacciavo di raccontare tutto a mamma, oppure quando era arrapato, non glie la davo se lui non mi accontentava, questa è la mia storia.     

         


 

 

 

Un Amore di mamma

Scritto il 12 May 2018 alle 07:29

                                                Un Amore Di Mamma

                                                             Capitolo 1

 

 

 

 

Un pomeriggio, d’estate di qualche anno fa, ero disteso sul letto di mamma,ero in uno stato di dormiveglia,lei entro guardo verso di me, apri il tiretto del comò, e prese una mutandina, guardo di nuovo verso di me, come si era rassicurata, che dormivo si sollevo il vestito, e si tolse le mutandine, rimasi senza fiato aveva una fica bellissima, non ne avevo mai vista una cosi, lei usci, ed io mi ero eccitato a più non posso, mi alzai e andai in bagno, mi chiusi dentro e cercai nel cestino della biancheria sporca, erano li le presi e me le portai al volto, tirai fuori il gigante, e iniziai masturbarmi, il profumo della fica era molto intenso sapeva di muschio selvaggio,pensando di stare tra le sue cosce, e leccargli la fica, venni e f

u tanta che pensai che non voleva fermarsi più, dopo avermi data una ripulita, usci e andai in cucina, era li che puliva, ciao ma. Vuoi qualcosa, devo uscire. No dove vai. Devo andare al centro commerciale. Vengo con te Se vuoi, ti serve qualcosa Niente di particolare salvo stare con te. Mi guardo sorridendo. Per stare con me?. Si perché no. Sono contenta che vuoi, venire,e che una novità, perché lo fai. Mi fa piacere, ecco mi avvicinai gli misi una mano nel fianco, con l’altra gli accarezzai il viso, sei bellissima, mi guardava come quello che non riesce a capire bene cosa stava succedendo, andiamo insieme. Si perché no. Bene vado a prepararmi, la baciai sulla bocca delicatamente, era la prima volta che la baciavo cosi, mi sorrise. Che ai oggi. Nulla mi sono reso conto di quanto sei bella. Che mi vuoi dire, che prima ero brutta. Ma no che dici uno può guardare la madre per tutta la vita,e sua madre ed e bella sempre, anche se in realtà e brutta, come dice quella vecchia canzone, son tutte belle le mamme del mondo, oggi mi sono reso conto che sei un gran pezzo. Va be va, meglio chiudere questo discorso, cosa a’in mente veramente. Andiamo al centro commerciale, fai le compere che devi poi, mangiamo qualcosa, andiamo al cinema, ti va. Sicuro che mi va, devo approfittare di questa tua disponibilità. Da oggi sarà diverso, vedrai. Uscimmo con la sua auto,lei era gelosa, non me la dava per nessuna ragione, la mia era dalla concessionaria, nel sedersi il vestito era salito su, e io non riuscivo a togliere gli occhi da quelle cosce, andammo in giro a fare compere, entrammo in un negozio di biancheria intima, mentre lei guardava dei capi, io fui attratto da un manichino,con i due pezzi, mutandine, e il reggicalze tutto era abbinato tra il bianco e nero. Che cosa guardi. Questi capi, qui. Belli veri. Li prendiamo. Perché e per chi. Per te. Io ma quelli sono per una giovane. Perché tu sei vecchia ,sei bellissima. Ti ringrazio, ma resta che non ne vedo il motivo. A dire la verità, desideravo farteli indossare e poi fare un servizio fotografico.

Ma, io non sono più una ragazza. Prendiamoli e poi ne parliamo, sorridendo li compro. Il mio lavoro era fotografo pubblicitario avevo lo studio che mi aveva lasciato il mio papa.

Mangiammo un panino non volle andare al ristorante, dopo il caffè scegliemmo un film, data l’ora, era semi deserto, prendemmo posto, come spensero le luci, ebbe inizio il film, stesi la mano, presi la sua, glie la strinsi delicatamente, la guardai e lei fece lo stesso con me, ci scambiammo un sorriso.

Amore ti stai comportando come un fidanzato.

Non lo so come mi sto comportando, so, solo che sono felice come non mai, e vorrei chiederti se vuoi passare molto tempo con me, uscire la sera, andare a ballare cose cosi che ne pensi.

Posso solo essere contenta lo sai sono sempre sola.

Mi permetti di chiamarti per nome quando siamo soli.

Se vuoi, ma non capisco il motivo.

Osai, cosi posso immaginare che siamo fidanzati.

Io penso che tu stia andando fuori di testa.

Perché dici questo, mi fai male.

No e che non capisco e uno scherzo vuoi prenderti gioco di me.

Niente di tutto questo, sei bellissima, e mi piace un mondo stare cosi con te.

Davvero,ma tu ai tante belle ragazze che girano per lo studio.

Lo so ma non mi interessano, e tu sei più bella di loro.

Lascio la mia mano, e mi accarezzo il viso, cosi facendo lascio libero la mano la poggiai sulla coscia.

Sei un grande adulatore, adesso guardiamo il film.

D’accordo, ma posso chiamarti per nome.

Se ci tieni, ma devi fare attenzione davanti agli altri, non capirebbero, e non lo capisco neanche io.

Capirai amore, chinai il capo verso di lei, capi e poggio la sua testa alla mia, restammo in silenzio a guardare il film,di tanto in tanto muovevo la mano ad accarezzarla, e salivo sempre più su, scopri che aveva le calze auto reggenti, toccai il paradiso quando senti la carne calda.

Amore smettila fai il bravo qualcuno, può vederti, che figura ci faccio la tardona se la fa con il giovanotto.

Non si era ribellata, ma solo la paura del giudizio, degli altri, cosi mi diede più forza, amore guardati intorno nessuno bada a noi, e poi cosi poca gente, in più a questa ora vengono più le coppie che vogliono stare da sole, e tu non sei una tardona, sei una vera donna.

Voglio crederti, amore, ma ti prego non qui, a casa possiamo coccolarci un po’ se veramente lo desideri, solo non prendermi in giro.

 

 

                                                   Un Amore Di Mamma

                                                             Capitolo 2

 

 

 

 

 

 

La baciai sulla, guancia lei si giro forse voleva, dirmi qualcosa e io la baciai sulla bocca, più di una volta, mi sorrise, intanto avevo messo un dito sul triangolino della mutandina.

Basta cosi amore ti prego.

E bellissimo stare cosi con te.

Non ti nascondo che sono contenta anch’io di stare cosi con te, ma come ti o già detto, a casa, va bene, qui non voglio.

D’accordo amore, solo un attimo, permettimi solo una cosa.

Cosa, vuoi.

Questo misi un dito a scostare la mutandina misi un dito, dentro e gli accarezzai la fica, lo passai tra le labbra.

Basta cosi ti prego non farmi arrabbiare.

Non farlo amore, basta che non mi respingi.

Ti o già detto a casa possiamo coccolarci un po’, ma qui non mi va.

Tolsi la mano, la baciai sulla bocca, e gli sussurrai sai quanta voglia o di baciarti.

Matto mio.

I film fini non ricordo nulla,ero troppo eccitato, che facciamo.

Torniamo a casa almeno io tu non devi uscire con qualche ragazza.

Ci sto già con una ragazza.

E chi sarebbe.

Sei tu.

Matto mio, cosa ti a preso, devo ricordarti che sei mio figlio.

So bene chi siamo, ma so anche che non mi sono mai sentito come adesso.

Perché come ti senti.

Felice come non mai.

Cosi tanto sei felice, perché ti o permesso di mettermi, la mano tra le cosce.

Non solo per quello,e qualcosa che non mi riesco a spiegare bene, nemmeno a me stesso, penso che toccarti baciarti portarti per mano, tutto nel’insieme, mi rende felice, e vorrei che questo incanto non finisse mai.

Sta a te, per me, va bene, provo qualcosa di fantastico anche io, sono consapevole che, non si dovrebbe,ma se tutto ciò ci rende felice, va fan culo quello che si può e quello no.

Mi rendi ancora più felice, arrivammo al parcheggio, era deserto, come prendemmo posto, stava per mettere in moto, un attimo amore.

Che ce.

Un attimo mi chinai verso di lei, capi e mi venne incontro, la baciai sulla bocca, passai la punta della lingua tra le labbra, forzai un po’.

Amore che vuoi fare, cosa vuoi da me perché ti prendi gioco di me.

Non mi prendo gioco di te, desidero baciarti come uomo, e non come figlio, come l’uomo che ti ama.

Come già ti o detto a casa tra le parete della nostra casa, ma fuori non voglio.

D’accordo, sai adesso che e la prima volta il desiderio e tantissimo.

Posso capire, ma calmati andiamo a casa.

Arrivati a casa, portammo la spesa su, come finimmo di metterla a posto, la guardai, mi sorrise, la presi per i fianchi, sei bellissima, non gli diedi il tempo di rispondere, la baciai, e questa volta trovai le labbra socchiuse, gli diedi la lingua,l’accettò ebbe inizio un gioco di lingue,, misi la mano lungo la coscia e gli sollevai il vestito, ero in procinto di mettere, la mano tra le cosce, quando mi respinse delicatamente.

Calmati, dopo se ci tieni cosi tanto, ci coccoliamo un po’, adesso mi devo cambiare, e darmi una rinfrescata.

Ok dopo faro una doccia.

Penso di farla anch’io.

Ti aiuto.

In cosa vuoi aiutarmi.

A fare la doccia, ti lavo la schiena.

Tu sei pazzo mi devo mettere nuda davanti a te.

La baciai di nuovo, sei bellissima e non sai quanto lo desidero.

Amore ma ti senti io sono tua madre.

Lo so chi sei, ma io provo qualcosa di meraviglioso, nel toccarti baciarti vorrei stringerti accarezzarti, e per questo che vorrei anche vederti, so bene che tutto questo non e normale, ma non m’importa, sono al settimo cielo.

Davvero sei coso felice.

Non immagini quanto, la baciai di nuovo dandogli la lingua, dopo un po’ mi scostai e gli dissi ti prego desidero mettere la mano nella mutandina vuoi.

Dopo la doccia ti accontento, adesso mi sento sporca.

Possiamo farla insieme.

Se ci tieni, va bene non resterai deluso, vedendomi nuda.

Mai.

D’accordo ma a questo punto, meglio riempire la vasca, che ne pensi.

Bellissimo.

 

Andammo nel bagno, apri il rubinetto del’acqua,lei inizio a spogliarsi e anche io, resto nuda prima lei, sei stupenda amore.

Davvero lo pensi.

Perche mentirti.

Anche tu sei bello, ai un fisico, bellissimo.

Ero ancora con i pantaloni me li tolsi, insieme alle mutande, dato che ero eccitato, il cazzo scatto fuori, e dato che sono ben dotato, almeno cosi mi e stato detto, e penso che sia vero, quando e duro si mette, un po’ verso su, e la capocchia tutta scoperta, color rosso porpora, era lucida per il forte eccitamento, lei lo guardo e disse.

Ammazza ragazzo come sei messo, da bambino sapevo che era grande per la tua età ma poi non ti avevo visto più, farai felice le tue donne.

La presi per mano e l’aiutai a salire nella vasca, ci immergemmo nel’acqua calda e profumata uno di fronte al’altro.

Amore sono diventata pazza, stare nudi in una vasca, da bagno.

Per me e bellissimo, non sono mai stato cosi felice come adesso, mi sembra di vivere in un sogno, e ho paura di svegliarmi.

Non stai sognando e tutto vero, adesso ti passo la spugna, e tu fai con me altrettanto.

Inizio dal torace e io pure i seni erano piccoli, ma duri, scesi sul ventre, e di li sul monte di venere, lasciai la spugna, e misi la mano, lei sorrise, misi un dito dentro, e iniziai andare dentro fuori,accostati un po’ di più a me amore, si accosto tanto che Eravamo a contatto con i corpi il seno pressava contro il mio torace io ero al settimo cielo, la baciai sulla bocca poi per tutto il viso, sei bellissima amore.

Si amore, tutto e bello ma che stiamo facendo, stiamo per diventare amanti.

Si amore, e cosi, bello e provo qualcosa mai provato prima.

Anche per me e lo stesso.

Usciamo desidero portarti sul letto e baciare tutto il tuo bellissimo corpo.

Siamo pieni di schiuma, mettiamoci al, piedi, e con il getto finiamo, di sciacquarci.

Ci mettemmo in piedi,presi il telefono regolai l’acqua, e glie passai per tutto il corpo, girati amore,

si giro, si appoggio a me, spinse il culo verso il cazzo, e nella posizione che si trova il mio cazzo si mise tra le natiche, la baciai sul collo, misi una mano sul ventre, e la spinsi leggermente sul cazzo, scesi con la mano e la misi tra le cosce la penetrai con un dito, ed iniziai andare dentro fuori.

Amore mi fai impazzire, sentire questo grosso cazzo tra le natiche.

E tu mi fai impazzire, tutto il tuo corpo e bellissimo, amore non resisto più desidero chiavarti vuoi.

Amore non lo sai quando lo vorrei, ma non posso farti entrare da dove sei uscito.

Io desidero entrare dentro di te sentirti mia.

Abbi pazienza, amore si troverà il modo di accontentarci tutti e due, adesso dallo a me che ti sciacquo io.

Gli lo passai e lei si giro, mi sorrise, inizio a passarlo per tutto il corpo, mi lavo il cazzo.

Girati che ti lavo la schiena.

                                                   Un Amore Di Mamma

                                                             Capitolo 3

 

 

 

 

 

 

 

Mi girai ed inizio a passarmi il getto dell’acqua, sulla schiena e scese giù sino al culo, lo sul culo lo mise anche dal disotto mi sciacquo, anche i coglioni.

Resta cosi.

Chiuse l’acqua, e mi abbraccio da dietro senti il seno pressare contro di me e poggio la fica sul mio culo.

Sai che ho un gran desiderio che a volte la notte non mi fa dormire.

Dimmi se posso fare qualcosa lo farò.

Sogno di mettermi su una donna e chiavarla ho nel culo, desidero sentire cosa si prova a stare di sopra come un uomo.

Capisco ma dovresti prima procurarti un cazzo se no come fai.

Lo credo che non ci sia problema, procurarne uno, solo con chi.

Devo premettere che da un po’ di tempo tutto quello che può entrarmi nel culo, me lo metto e godo come un matto, cosi non mi sembra vero che lei può essere disponibile.

Puoi farlo con me, a un patto che dopo io lo faccio a te.

E ti fai inculare.

Si se lo vuoi. Basta che ti fai inculare tu visto che non vuoi,chiavare, che ne pensi.

Sarebbe fantastico, solo ci sono due problemi da superare.

Quali.

Il primo come procurare un cazzo di gomma,io ho vergogna di andare in un negozio di sex, almeno se non ci vai tu.

Quello si può prendere per internet, arriva a casa in forma anonima,dopo guardiamo quale e il più adatto.

Va bene, l’altro problema e che tu ce lai cosi grosso, che mi massacri, anche perché non lo mai preso nel culo.

E tu cosa credi che quelli che vendano siano piccoli, e poi con delicatezza e un po’ di vasellina ti entrerà. La fai facile tu. Lo e se io ti preparo. E come. Ti lecco il buco cosi tanto e la fica che sarai tu a chiederlo. Mi lecchi il buco del culo. Sì e bellissimo, sai non lai mai, provato. No mi fai, venire voglia di provare.

La feci girare, mi inginocchiai dietro di lei gli allargai le natiche, come era bello il suo buco, del culo. Di colore roseo, con timore reverenziale, poggiai la punta della lingua, la mossi rapidamente, come se era elettrica, la feci chinare, per lavorarci meglio, gli misi un dito nella fica, leccavo il suo bel buco, la chiavavo con le dite. Amore mio che bello, ti prego adesso andiamo sul letto, cosi ti succhio il cazzo, posso darti piacere.

Nudi come,eravamo, andammo in camera da letto, ci stendemmo sul letto, e rapidamente prendemmo nella posizione del sessantanove, lei su di me, che fica, e io di fica ne vedo, quasi, tutti i giorni, la cosa che mi colpi, fu la sorpresa, il suo, clitoride, era come un pistolino, iniziai a stuzzicarlo con la punta della lingua, cazzo si stava indurendo, prese la dimensione, di un piccolo cazzo, come un bambino di tre o quattro anni, lo presi in bocca, lo stuzzicava con la lingua e si indurì del tutto, era come fare un pompino. Lei nel frattempo mi faceva, il pompino,mi fece sobbalzare quando prese una palla, in bocca, e lavorava di lingua. Io mi beavo di fare un pompino a una donna, che era mia,mamma, non mi interessava tanto, eravamo in prossimi al godere,, lei mi strinse la testa tra le cosce, e si rilasso poggiandosi completamente sul mio volto, e io schizzai, nella sua bocca, ingoio tutto e pulì la cappella, poi si tolse, ci abbracciammo. L’indomani mattina prima di uscire, fummo d’accordo che veniva allo studio nel pomeriggio, di solito non torno a casa per il pranzo, anche perché non ce nessuno, che possa preparare, mamma, lavora in uno studio di avvocati associati, alle sedici, venne allo studio, ci scambiammo un bacio sulle guance. Vieni ce, la ragazza che ti aiuta con il trucco e pettinatura. Mi prometti che, le controllo prima, se non mi vanno,le tagli. Sì le porterò a casa, e poi come possono pubblicare, senza il tuo permesso e non mi permetterei mai. Va bene volevo, essere chiara. Sonia andiamo. Mara la mia assistente. Ma? Tua, madre e veramente, bellissima, non l’avevo, mai vista cosi da vicino, non viene mai. Lo so, era una modella, quando la conobbe mio padre, posava per mantenersi a gli, studi, mi chiamarono che mamma era pronta, quando entrai, nella sala posa, vidi mamma con una vestaglia, che mamma e bella, lo sapevo, vederla li nello studio, truccata, per le foto, era ancora più bella, si tolse la vestaglia, iniziai a lavorare, cambiava i capi, è io? Stavo impazzendo dietro la mia, reflex, mi era venuto un cazzo cosi duro, avrei potuto, rompere le noci, dopo averla ripresa con tutti i capi, Mamma, abbiamo finito, ti puoi rivestire. Ho un po’ di freddo, non la finivi mai, andiamo,  a cena fuori, non mi va di mettermi ai fornelli. Ho un po’ di lavoro, qualche ora, che fai, vai a casa, , o resti qua. Resto, leggo, un po’, tu finisci con comodo. Passo più di un ora, finalmente terminai, la mia assistente chiudeva, e una bella ragazza, credo che sì abbia preso una cotta, per me, per adesso ne o troppe di ragazze pronte a darmi la fica, che mettermi con una sola, sono troppo giovane, e non voglio rovinarmi la Vita,quando parli con una ragazza, fanno tutte lo stesso, discorso, voglio, un ragazzo, per uscire farci delle scopate, senza impegno, commetto l’errore di crederci, non passera un mese, che ci scopi, che inizierà a dirti, io voglio qualcosa di più dal nostro rapporto, non ci metterà molto, ti dirà andiamo a vivere insieme, e di li ti porterà a spingerti, a farle la proposta di matrimonio, non sono contro il matrimonio, Sono io che sono ancora, giovane, una riflessione,(noi uomini, il sesso forte, che

 

                                                Un Amore Di Mamma

                                                             Capitolo 4

 

 

 

 

 

Illusione, ci siamo creati, per illuderci, e la donna, il sesso forte, pensate, un attimo se lei non apre le cosce, come si fa a scopare, comanda lei, la donna l’essere più bella del creato) ci recammo, sul lungo mare, era una stupenda serata, ci sono ristoranti, uno a fianco all’altro, servono pesce alla brace, tutto quello che, vuoi mangiare, e buonissimo, non devi bestemmiare, chiedendo piatti a base di carne, solo esclusivamente, pesce. Ordinammo alcune pietanze, si fini, con il tiramisù, e un buon caffè. Dove andiamo non o tanta voglia di tornare a casa. io speravo che volevi tornare, cosi passavamo un po’ di tempo, a baciarci. Avremo tempo, domani e sabato, non lavoriamo, per tanto possiamo benissimo fare le ore piccole. Vieni scendiamo sulla spiaggia, a questa ora l’acqua, e stupenda. Mica vorrai fare il bagno.  No, passeggiamo a piedi nudi, nell’acqua, lo ai mai fatto. No. Andiamo, voglio provarci. Scendemmo sulla spiaggia, la sabbia era ancora, calda, ci togliemmo le scarpe, tenendoci per mano, entrammo nell’acqua. E bello avevi ragione. Sorridendo felici ci scambiammo un bacio a stampo sulla bocca. Poco più avanti, cerano delle barche capovolte, mi appoggiai su una di essa, e mise lei appoggiata, e me. Amore, come e bello, sono solo una pazza, sto qui con te, e non come, tua madre, o l’impressione, di essere in compagnia, del mio uomo, e amante. Mamma cosa ci manca ci vogliamo bene, possiamo vivere, questi momenti, cosi stupendi, o il cuore che mi scoppia di felicità, devo confessarti, prima, allo studio, mi ai fatto impazzire, mi sarebbe piaciuto, stringerti, e baciarti, solo il buon senso mi a fermato. Per, fortuna, sai che teatrino, con le ragazze, un bellissimo spettacolo. Mi feci scivolare,a terra, portando lei con me. Marc ce la sabbia. E calda e asciutta, si poggio con la testa sul mio torace, l’abbracciai, mettendogli le mani sul ventre. Strofinai il viso, tra i suoi capelli, ai un profumo, bellissimo. Ti piace?, e nuovo me la consigliato un amico. Ai, un amico, che ti fa la corte?. Non dire stupidaggini, e un omosessuale, lavora, nello stesso ufficio, e un ottimo avvocato. Sarei geloso, sarebbe normale, che qualcuno vorrebbe portarti a letto, e scoparti. Non mi interessa nessuno. Mosse la schiena come a volersi grattare, che ai. Penso che sia l’agganciò, del reggiseno, che mi da fastidio. Perché non lo sganci, lo togli. Come faccio mica, mi posso togliere, la camicetta, e poi non mi piace resta senza. A che ti serve, il tuo seno si mantiene su senza fare uso di questa tortura. La fai facile tu, io la tiro fuori dalla gonna e tu lo slacci. Va bene, sollevai la camicetta, sino a mettere allo scoperto, l’aggancio del reggiseno, lo sganciai, glie lo tolsi, restai, con le mani, sotto la camicetta, le spostai davanti, misi le mani a coppa, a coprire i due seni. Che fai trovi tutte le occasioni, per allungare le mani. E certo amore, girati un attimo, si giro, e la baciai, socchiuse, le labbra, era un invito a dargli la lingua, ebbe inizio, il gioco più bello, che ci possa essere tra un, uomo e una donna, nel frattempo, il cazzo pressava contro, i pantaloni, si aveva l’impressione, che gridava, liberami, dammi aria, sto male soffoco, non potevo, accontentarlo, non eravamo in una posizione, adatta, e nemmeno il luogo, difatti, sentimmo, delle voci, avvicinarsi, tolsi rapido le mani dai seni, ci alzammo, riprendemmo a passeggiare. Marc torniamo, a casa. Sì, inizia, a rinfrescare, nel pomeriggio, che ne pensi se, veniamo a stenderci al sole. Un’altra volta, domani verso le undici vorrei, andare dai nonni, e molto che non ci andiamo. Sì amore, cosi posso vedere e cavalcare il mio cavallo. Mi fa paura, quando ti vedo su quel cavallo, e bello ma e cosi nero, mi incute paura. E docile come un cagnolino. L’anno prima, mio nonno visto il mio amore per quel cavallo, mi disse ragazzo e tuo, ovvio che doveva restare da lui, non potevo portarlo in un appartamento. Tornammo a casa, io vado a farmi la doccia, o vuoi prima tu. No fai prima tu io chiamo i nonni li avviso che domani saremo a pranzo da loro. Dopo aver fatto la doccia e avermi rasato, andai in camera, da letto accesi la tv, e mi coricai, avevo indosso un accappatoio, guardavo la tv mentre aspettavo mamma, i miei occhi iniziarono, a chiudersi facevo fatica a tenerli aperti, mi addormentai, come uno stupido mi sveglio mamma. Marc svegliati tra poco dobbiamo, partire. Scusami mi sono addormentato, come uno stupido. Amore e di cosa devo, scusarti eri stanco, e anche io mi sono addormenta subito, questa sera al nostro ritorno, abbiamo tutta la notte per coccolarci, alzati che facciamo tardi. Poco dopo uscimmo, per arrivare dai nonni, ci vuole più di un’ora. Mamma dimmi, quando eri ragazza, perché dovevi lavorare, i nonni sono aggiati, economicamente. Litigai con il nonno, non voleva che venissi a studiare in città, lui mi minaccio che non mi aiutava, era la nonna di nascosto mi dava, dei soldi, incontrai tuo padre, e lui mi propose di posare, il resto lo sai, devo dire che quando portai papa, a casa dai miei, li conquisto, lo rimprovero quando vide le mie foto sui giornali, papa gli spiego che non cera, nulla di male, non erano fatte per riviste per solo, uomini, bensì per la moda, erano riviste che compravano solo le donne, sì calmo, da quel giorno furono grandi amici, e questo e tutto. Io penso che il nonno fosse,geloso di te, della tua bellezza, e voleva proteggerti. Lo credo anch’io, quando siamo, giovani si vuol fare di testa proprio, senza ascoltare, a chi ti vuol bene. Lasciato la statale, presi, la strada, che porta alla contrada, dove vivono i nonni, è un pezzo di strada, alberato, molto fitto, sembra un luogo incantato, viene un momento che dall’impressione di entrare in un tunnel, gli alberi, da destra, a sinistra, si toccano, e formano, il tunnel, a destra, e sinistra ce il lago, sono anni, quando ci passo, resto sempre affascinato, passata quella zona, sì imbocca, una stradina di terra battuta, anch’essa circondata di alberi secolari, mi fermai al lato della strada. Perché ti fermi?. Ho voglia di baciarti. Tu sei un, dolce pazzo, può passare qualcuno. Chi vuoi che passi. E va bene baciami. Iniziammo a baciarci, lingua contro lingua, la sua bocca era fresca, misi la mano sulla coscia, sali sotto al vestito, indossava calze auto reggente, che delizia e che goduria, sentire quel calore, stavo per scostare la mutandina, ma lei me lo impedì. Matto mio basta cosi andiamo, abbiamo una casa. Ridendo, e felici, riprendemmo il cammino, tempo dieci minuti, entrammo nella tenuta, la nonna, una matrona, con due zizze, enorme, mi sono sempre posto la domanda come, fa a sostenere quel peso, mi abbraccio, avevo paura che mi stritolasse, e di origine dell’Olanda, bravissima, io ero l’unico nipote, mi viziava e mamma si arrabbiava, lei furba mi faceva l’occhiolino, non conosco tutta la loro storia, di come si sono conosciuti, so solo che si conobbero durante la guerra. Erano in attesa per il pranzo, io seduto a fianco a mamma, spostai la coscia sino a toccare la sua, mi guardo e sorrise, mimo, smettila. Dopo pranzo, mamma vado, dal mio amico, vieni. Sì vengo, o voglia di passeggiare un po’, per andare alle stalle, a piedi era un pezzo di strada, il nonno usava la jeep, la presi e ci recammo alle stalle, il mio cavallo mi senti, nitri di gioia, scuoteva il capo. Gli accarezzai la fronte. Non vorrai cavalcarlo. No non neanche il vestito adatto, andiamo, giù alla,pozza d’acqua, fa parte, della proprietà. E abbastanza grande e pulita, da potersi fare il bagno, al nostro arrivo, delle anatre, si alzarono in volo, un tronco, di un vecchio albero, aveva esteso le sua grande radici, sino all’acqua, ci mettemmo a sedere, la prima cosa fu di cercare la sua bocca, ci baciammo, a lungo, misi la mano sotto al vestito, scostai l’orlo della mutandina, iniziai a stuzzicarle il clitoride. Amore mio basta non qui, o paura. Non ce nessuno, e non viene, nessuno, lasciati andare, mi inginocchiai, davanti a lei, misi le mani sotto al vestito e gli tolsi le mutandina, misi la testa tra le cosce, lei mi copri il capo, con il vestito, apri le cosce, iniziai a leccarla, la fica, muovevo la lingua come un mulinello, gli misi un dito in fica e un altro, nel culo, andavo dentro fuori. Amore mio che bello, continua sto sbrodolando, sembra un fiume in piena, che bello, cosi, si cosi, vengo. Mi presso sulla fica, e strinse le cosce, continuava, a stringere, e ripetere che bello, (tra tante esperienze avuto nella mia vita, sessuale, mi piace tutto, quello che mi fa godere, e quando lecchi la fica e lei raggiunto l’apice del godimento, stringe le cosce, e ti pressa su.). Mi rimisi a posto, mi sorrise. Siediti tu e abbassati i pantaloni, dammi il gigante, questo cazzo cosi bello. Si inginocchio lei questa volta, prese il cazzo e inizio dalla capocchia, leccava come  era un cono gelato, scese sotto le palle, lo prese in bocca, inizio a salire e scendere, lo prendeva tutto, sino a che poteva, lo lasciava piano, arrivava alla punta, lo riprendeva di nuovo, arrivai al limite, e sborrai, la trattenni, con la testa, senza che si poteva muovere,( io o un piccolo problema non lo so se di tutti, quando mi fanno un pompino se la donna continua, non resisto mi fa un solletico sulla capocchia,) mi tolsi i vestiti, restai nudo. Ma, che fai matto. Il bagno, mi tuffai in acqua, mamma l’acqua e stupenda, vieni buttati. Che mi devo mettere nuda. Dai chi ti vede, coraggio. Cosa mi fai fare, sono cose da ragazzi. E tu cosa, sei, dai non pensarci. Si denudo, entro in acqua. Tu sei un pazzo ed io ancora di più. L’acqua, e stupenda, e poi gli innamorati fanno cose da pazzi. Ma tu ti senti cosa, dici, o pure apri la bocca,

                                               Un Amore Di Mamma

                                                             Capitolo 5

 

 

 

 

 

Per fare rumore, ti piace sentirti, quante cazzate, dici. Scusami perché, non ci vogliamo bene. Sicuro, amarsi e d’amanti, no mamma e figlio. Io sento di amarti come donna, non litighiamo per delle stupidaggini. Gli diedi un bacio, poi m’immersi, misi il viso sulla fica, lei mi tiro su. Marc ritorniamo, dai nonni non e giusto, che siamo venuti per fargli visita, e noi ci appartiamo. I nonni alla nostra partenza ci riempivano, di prodotti della terra, qualche pollo ruspante, e del loro vino,ritornammo a casa, messo a posto le provviste, mi sdraiai sul divano, mi raggiunse, si mise al mio fianco. Guardiamo la tv. No, lascia stare,desidero andare sul letto, leccarti tutta, farti impazzire sotto ai colpi della mia lingua. Dopo faremo quello che vorrai, mi avevi detto, che si comprava, il cazzo di gomma, ai cambiato idea. No, vado a prendere il portatile. Tornai con il pc, cercai il sito interessato, iniziammo a sfogliare le pagine, mi fermai su uno abbastanza grande, aveva anche le palle, e le cinghie, che ne pensi, di questo. Mi sembra troppo grande, poi decidi tu, sarai tu a prenderlo nel culo. Penso che vada bene, hanno fatto la foto portandolo in primo piano, vediamo ancora, mi soffermai, su uno, doppio, va bene questo. Perché sono due. Quando lo devi allacciarlo, te ne metti uno in fica, e l’altro, mi inculi, cosi mentre chiami me, ti chiavi te stessa, e il piacere sarà  reciproco. Compralo. Li prendiamo entrambi, non si sa mai, li faccio arrivare allo studio. Li comprai, contenta. Dimmi e desidero la verità, perché lo fai, per accontentarmi, ne posso farne a meno. Sei mia madre, e ti dico tutta la verità, non lo so cosa mi prende, sia chiaro non sono gay, a volte mi viene il desiderio di mettermi del tutto nel culo, e mi masturbo, a volte immagino di fare un pompino, e questa e la verità, non mi sento un gay, non mi spiego questo desiderio. Non sei gay, e se fosse chi sene frega, io credo che tu sei come tuo padre, come nella vita, e nel sesso gli piaceva provare, e fare tutte le esperienze. Non mi giudichi. Io giudicarti amore come potrei, ora mi viene, un’idea se ti va, ti o parlato del mio collega gay, io credo che, lui gli piacciono, sia gli uomini, che le donne, e credo che lui vuole scoparmi, io ci parlo, organizziamo, una cena, e faremo, una scorpacciata di sesso, cosi provi, non lai mai provato. Una sera, in un bar incontrai un travestito,si parlò di varie cose, gli confidai il mio desiderio, andai a casa sua, mi volle baciare, ci scambiammo carezze, lui mi guido a prendergli il cazzo e masturbarlo, lui prese il mio, poi mise la mano sulla mia testa, mi presso, a prenderlo in bocca, ero a pochi centimetri, mi bastava aprire la bocca, mi tirai indietro lo pagai e andai via, e questo e tutto. E quando ci pensi, che fai ai rimpianti. Si non ti nascondo, che penso quel cazzo, alla portata della bocca, mi masturbo, sono gay vero. Ma no quando mai, guarda qua che cazzo duro che ai fatto, andiamo a letto, che o voglia di rifare, il pompino, sei d’accordo, per l’amico vuoi che organizzo la cena. Organizza pure.  Andammo a letto, nudi ci baciavamo, come matti, non trovavamo pace, ci girammo nella posizione, del sessantanove,lei si mise di sopra, gli leccavo fica e culo, dopo un bel po’ ero stanco, la lingua mi doleva, la girai le misi a pancia sotto, amore vuoi provare a farti inculare. Lo voglio, predi un po’ di crema, devi lubrificarlo, per bene. Presi la vasellina, la spalmai sulla capocchia, ne presi un po’ con un dito, lo misi sul buco del culo, entrai dentro, portando la vasellina, entravo, e uscivo, come volerla, inculare, ne misi due, ti fa male amore. No e piacevole. Vuoi che ti inculo, dimmelo, che lo vuoi, sei calda, al pensiero di essere inculata ti stai bagnando tutta, di la verità. Smettila non fare lo stronzo, rompimi il culo, fammelo sentire nello stomaco, e una vita che aspetto, di provare, a prenderlo nel culo, entra. Poggiai il cazzo al buco, e spinsi, la capocchia,trovo la sua strada, entro, lei diede un grido. Mio dio che male, ma perché sono cosi stupida, mi fa un male da cani. Vuoi che mi tolga, se ti fa cosi male. No, che vuoi fare, ora sei dentro restaci, lascia che mi ci abitui. Posso entrare del tutto. Perché non sei entrato. No ce solo la capocchia dentro, posso, non attesi la conferma, spinsi, delicatamente, entrai del tutto. No basta fa troppo male, mi sento morire, mi ai aperta, tutta. Un attimo adesso ti passa. La fai facile tu voglio vedere, quando arriverà il cazzo. Misi la mano dal sotto, iniziai a masturbarla, non passo molto tempo che inizio, a rilassarsi,iniziai a incularla,lentamente, la vasellina aiutava, lei inizio a muovere, il culo, veniva incontro al cazzo, era come aveva paura che poteva uscire. Amore, mi sento, bene con questo palo che mi pompa il culo, continua, non ti fermare, o la fica che mi cola, non o mai goduto cosi tanto. Ti farai inculare ancora. Tutte le volte che vorrai, troppo bello. Io sto per venire, o le palle che mi scoppiano, ti sborro, in questo bel culo, che ai, mi ai chiuso il cazzo, come in una morsa di come e stretto, godo, amore mio. Sborrai una quantità, esagerata di sperma, attesi, un po’, poi iniziai a uscire lentamente, sino a uscirne del tutto, mi distesi, al suo fianco. Marc va a lavarti, non indugiare. Perché tutta questa fretta. Devi capirlo da solo, dove sei entrato, vai. Riflettendoci, e vero, inculando senza preservativo, si entra in un canale di batteri. Dopo avermi fatto la doccia, tornai a letto, andò lei a fare la doccia. Siamo d’accordò che, viene l’amico. Ti o detto si, solo che, non parlerà?, e più importante, devo assistere, mentre lui ti scopa, questo non mi va giù, e frustante vederti scopare con un altro. Lo so non saprei cosa fare. E semplice se lo vuoi. Dimmi che ti frulla per la mente. Riposiamoci e più tardi, o domattina scopiamo noi, cosi quando ti vedo che, lui ti scopa, non sarà cosi doloroso. I cazzi di gomma, quando arriveranno. Lunedì, al massimo martedì, perché. Bene quando li porterai a casa, mi fai provare, a incularti, e dopo mi scopi, ti sta bene. Stupendo amore mio, ti amo. Mi chiedo quando durerà, questo tuo amore, la prima modella in cerca di notorietà, mi scarichi. Non dire stupidaggini te ne prego, dormiamo. Sì stringimi, forte, a te amore. Ci addormentammo, abbracciati, mi svegliai, alle dieci, ero solo a letto, quando entro, mamma, con un bicchiere di succo d’arancio. Ben svegliato amore, che facciamo. Buongiorno, vieni qua, e ti faccio vedere che facciamo. Che ai, per la testa, mi sento tutta rotta, e in più questo stronzo di buco mi prude. Lo so il motivo, gli piace, e vuole, essere, coccolato. A si dimmi che mi vorresti inculare di nuovo, lo vedo come sei arrapato solo il pensiero ce, lai, duro, ai alza il lenzuolo. Vieni qua, fatti amare. Amare che parolone, tu vuoi solo una cosa, il mio culo. Stamattina ti piace, sfottere, vero ma io accetto tutto vieni, qua. Ai vinto tu, se vuoi inculare, vai a prendere un preservativo, se non sene fa nulla. Vado a prenderlo, come sai che ce, lo frughi tra le mie cose. Non frugo, o visto la confezione nel cestino dei rifiuti, vai a prenderlo, se non mi vado a vestire, e il mio culetto, te lo do stasera. Un attimo e arrivo. Vieni in cucina, devo provarlo come dico io. Presi il profilattico, andai in cucina, non capivo cosa aveva in mente. Siediti abbassati i pantaloni. Feci come mi aveva ordinato, si inginocchio davanti a me, prese il cazzo, lo lecco tutto in torno alla capocchia, lo prese, in bocca, inizio a fare su e giù, prese il profilattico, me lo mise, prese la crema, per il viso, la spalmo per bene su tutto il cazzo, si tolse la vestaglia, si mise a cavalcioni, su di me, prese il cazzo, lo guido tra le natiche e inizio a spingere, giù, sino a che il cazzo, entro con la capocchia, si fermo per un attimo, diede, un colpo impiantarsi, e lo prese del tutto, sino a toccarmi le palle. Cosi lo sento, veramente tutto, che meraviglia, mi sento, piena, e come e duro. Aveva messo le mani sulle mie cosce, saliva e scendeva, io alle sue spalle, vedevo, il mio cazzo, comparire, e scomparire, nel culo. Marc che bello godo, e cosi, bello, cosa mi sono persa in tutti questi anni. Non ci volle molto, che gridai il mio godimento, sborrai, nell’attimo che schizzai, la tenni ferma, e ben piantata sul cazzo, grido anche lei il suo piacere. Dopo averci dato una ripulita, lei svolgeva, i lavori casalinghi, io in camera, mia, scaricai le foto, sul PC, le sfogliavo, controllandole, tutte, erano bellissime, anche perché la modella e bellissima, la chiamai, mi raggiunse, le guardo. Avevi ragione tu sono belle, e tu sei un artista. Se le vedono i nonni. E chi se ne frega, pensi che alla mia età debba, nascondermi da loro. E i colleghi. Anche di loro, già mi sbavano dietro, cosi si rifanno gli occhi, vai, sono belle puoi darle al cliente, tra poco e pronto, dopo pranzo usciamo?, ne ai voglia. Andiamo in spiaggia, ceniamo, sul lungo mare. D’accordo buona idea. Un’ora dopo uscimmo, avevamo indossato i costumi, si passo una bella serata. L’indomani mattina, arrivo il corriere con il pacco, iniziò, a pensare, a quello che, sarebbe, al suo ritorno a casa, il pensiero, di lei con il cazzo allacciato con le cinghie, che si preparava, a incularlo, inizio, a essere eccitato, era nervoso, desiderava, lasciare, il lavoro tornare a casa, era inutile, mamma era a lavoro, dopo qualche ora, non resisteva, voleva scopare, farsi una sega, la fortuna gli venne incontro, come aveva ascoltato, le sue preghiere, resto solo con la sua esistente,molte volte, scopavano solo per il piacere di farsi una scopata, era una donna di quaranta cinque anni bella, e sposata, con un emerito stronzo( se ce una situazione, che non digerisco e la violenza sulle donne, cosa si prova, vi sentite, più macio, siete dei falliti, e le vostre donne vi mettono le corne, vi lasciano, poveri stupidi) il marito era un violento, e cosi era anche cornuto) le chiesi se aveva voglia di scopare. Un attimo, chiudo la porta a chiave, andò nel retro, noi due quando si decideva di scopare, non si perdeva tempo, si abbassava le mutandine, alzava la gonna, o abbassava i pantaloni, e si metteva alla pecorina, per lei non era una scopata, una vendetta verso il marito, aveva un culo, stupendo, mi prometteva varie volte di darmelo, rimandava sempre, ma questa volta, lo volevo, era come a volere una rivincita, per quello, che mi attendeva, non era colpa sua, non potevo farci nulla, volevo il culo, presi un po’ di saliva, con il dito la spalmai, sul buco del culo, vorrei incularti, vuoi, e tanto che aspettiamo. Inculami, quello che non o mai voluto dare a quello stronzo, sono vergine di culo, fai piano. Guidai il cazzo, spinsi, e dolcemente, entrai. Cazzo mi, ai aperta tutta che dolore, ma che cazzo mi e venuto, dire di si. Abbi pazienza tra poco ti piacerà. Vorrei vedere te con questo palo, nel culo, continua, pompami, il culo fammi godere, cosi adesso e meno doloroso e inizia a piacere, si Marc, chiavami, cosi. Non ti sto chiavando, t’inculo, e ti piace, prenderlo. E vero adesso vai più forte inculami cosi godoo, sborrami in culo, cosiii vengoo, che belloo, o mio dio non o mai goduto cosi tanto. Sborrai nel culo, e mi fermai, un attimo appoggiai, su di lei. Marc togliti esci piano. Ci demmo una lavata, non ci baciavamo mai, come e andata. Mi, ai fatto godere cosi tanto non immaginavo che potevo godere cosi, tanto prendendolo nel culo. Ce sempre la prima volta. Con una risata riprendemmo il lavoro, avevo mandato le foto di mamma al cliente, la risposta era stata, ottima, erano entusiasti, le foto servivano per un servizio di moda intimo, dedicato a donne over cinquanta, era un buon affare, tornai a casa che erano le venti, ciao mamma, sono a casa. Ciao, che cose quel pacco non dirmi, che sono i due cazzi che attendavamo. Sono quelli. Amore mio, che bello apri, desidero vederli. Aperto la scatola, quando vide quello, con le palle, resto, sorprèsa, e anch’io. Marc è grande, vuoi provarlo. Guardiamo l’altro, e dopo si decide. Questo è un po’ più a misura, quale devo mettermi io. Questo più piccolo come vedi e obbligatorio. Quale vuoi provare. Per la prima volta, questo anche se è più grande, quello con due, ti troveresti impacciata. Non ti farà male?, cosi grande. Lo proviamo, a un patto che dopo ti fai scopare. Se mi vuoi scopare cosi tanto, possiamo farlo dopo, e l’inculata, Possiamo un altro giorno. No i patti sono patti, ceniamo, dopo mi fai provare, cosa si prova, a prenderlo nel culo. A essere inculato, quando ho fatto da solo e diverso. Come vuoi amore, ho preparato  una cena fredda. Dopo cena, nessuno di noi due, aveva il desiderio di guardare la tv, o altro, il nostro unico pensiero era, andare sul letto e provare, a fare sesso, la presi per mano, andiamo, il mio buco freme, e sono in uno stato di eccitazione, dal momento che arrivato il pacchetto, conoscendo il contenuto. Cosi tanto ti sei eccitato, dimmi cosa vuoi che usiamo per lubrificante. Nel pacco, ce un flacone, pubblicitario, e un lubrificante, sai ai avuto, successo con le foto, le o vendute, a un buon prezzo. Mi fa piacere, sono curiosa, mi piace vederle sulla rivista, o parlato con il mio amico, e d’accordo, non gli e sembrato vero,

 

 

 

                                               Un Amore Di Mamma

                                                             Capitolo 6

 

 

 

 

 

 

 

Organizzato la cena per venerdì. Gli ,ai spiegato il motivo dell’incontro. Certo che si, era contentissimo. E ci credo, convinto di venire, qua scoparti, e incularmi, e magari di essere, inculato lui, cosa gli, ai detto, di preciso. Che vogliamo provare, se ti piace fare un pompino, o prenderlo nel culo, curiosità, e solo sesso, senza impegnarsi, nessuno, dopo l’incontro tutto finisce. Mamma se questo, dopo parla, a volte, restano delusi, di essere, messi da parte e diventano vendicativi. Non ti preoccupare e una persona a modo, poi la prima cosa che farei, sarebbe, di dargli, del froscio, che mi girava, intorno alla fine a fatto, cilecca, chi lo crederebbe, che una madre, porta a casa un omosessuale, per far inculare il figlio, tranquillo. Credo che sia vero, si metterebbe alla berlina. Non succederà e un uomo serio, se no, avrei mai rischiato. Non ne parliamo, più vado a farmi la doccia. Io rassetto, e ti raggiungo. Nel lavarmi, dedicai molto, al mio buco, del culo, misi due dite dentro, piene di sapone neutro, mi dedicai, a farlo dilatare, mi scopavo, da solo, mi eccitai, abbastanza, andai in camera da letto, con me avevo preso, della crema, per il viso di una nota marca, mi distesi sul letto coprendomi con il lenzuolo, accesi la tv, non manco molto, che mamma mi raggiunse, era nuda, aveva indossato una vestaglia cosi corta, e di velo, praticamente, nuda, se la tolse, era un bel vedere, anche se conoscevo, bene, il suo corpo nudo, mi faceva sempre, lo stesso effetto, iniziammo a baciarci, accarezzarci, fu lei a prendere l’iniziativa, inizio a mordicchiare, i capezzoli, mi accarezzava il cazzo, gli chiesi di girarsi, per poterle leccare la fica, non volle, lentamente, leccando per tutto il ventre scese giù s

Federica: che porca

Scritto il 12 May 2018 alle 04:17

Federica: che porca 1

 

Federica è una ragazza di 20 anni, studentessa di medicina fuori sede. Vive a Roma in un appartamento di proprietà insieme a due suoi cugini (Andrea e Marco), non fratelli ,anch'essi studenti universitari fuori sede. Lei è alta 1,65, magra, bionda con i capelli medio lunghi, occhi chiari, una seconda di seno, una fichetta pelosa e stretta (non è comunque vergine). Non è niente di chissà che, ma nel complesso è abbastanza sexy o per lo meno sensuale. Un giorno fi Febbraio, Federica, torna a casa dall'università piuttosto arrabbiata per uno screzio avuto con delle sue amiche. Entra in casa, saluta i due cugini frettolosamente e va in camera sua. Si tira giù i pantaloni e se li leva rimanendo con il maglioncino e le mutandine bianche di pizzo. Come se nulla fosse uno dei suoi cugini entra e gli dice che nel pomeriggio sarebbero venuti due amici suoi e dell'altro cugino. Lei risponde sgarbatamente al cugino: "Però potevi anche bussare prima di entrare: sono in mutande. E se fossi stata nuda?". Il cugino sorridendo gli risponde: "Se fossi stata nuda avrei visto che bella fichetta che hai.". Federica di rimando: "Stronzo! Esci e chiudi la porta!". Nel pomeriggio arrivano i due amici dei cugini. Visto che tutti e quattro erano liberi da esami la riunione era per ridere e scherzare senza dover uscire. Infatti a Febbraio il clima a Roma non è dei migliori per poter uscire a fare una passeggiata. Stando insieme incominciano a vociare e a ridere a voce piuttosto alta disturbando Federica che stava studiando. Lei esce dalla stanza e sempre con tono sgarbato: "Potreste evitare di far casino? Sto studiando ed ho un esame piuttosto difficile.". I due amici, anche se non erano molto in confidenza, conoscevano, comunque, Federica. Uno due amici: "Fede, ma che studi in vestaglia?". Lei: "Perché? Tanto sono a casa mia. Comunque abbassate la voce.". L'altro ragazzo: "Che devi studiare?". Lei alzando non poco la voce: "Anatomia. Ma a voi che ve ne frega?". A quel punto interviene uno dei due cugini: "Cuginetta, vedi di abbassare la voce e di non essere sgarbata con i nostri amici, visto che sono ospiti.". "Si, ma sono ospiti a casa mia...tante volte non te lo ricordassi. Anche se non paghi l'affitto non è casa tua: non paghi solo perché siamo parenti." dice Federica con tono abbastanza alterato. A quel punto Marco, che è più alto e forzuto di Andrea, si alza in piedi, si avvicina alla cugina con fare minaccioso e dice: "Vedi tu di abbassare la voce, altrimenti...". "...altrimenti che fai?" gli dice Federica con tono sprezzante. Mentre diceva questo la vestaglia si era un pò aperta all'altezza del petto ed un seno si era scoperto fino all'altezza del capezzolo, ma Federica non se ne era accorta. Marco poté vedere la bella tettina con il capezzolo eretto della cuginetta e le rispose: "...altrimenti ti facciamo studiare anatomia dal vivo, capito?". Federica, ormai veramente arrabbiata gli urla: "Sei un porco ed uno stronzo!". Allora Marco afferra Federica per il polsi e gli dice: "Visto che non la pianti ti faccio vedere io...anzi noi.". Si volta verso gli altri ragazzi e gli dice: "Tenete ferma questa puttanella mentre mi libero il cazzo dai pantaloni.". Gli amici e Andrea rimangono un pò sorpresi, ma poi si alzano dalle sedie e afferrano Federica alle braccia mentre Andrea gli scioglie la vestaglia. Sciolta la vestaglia vede che Federica è completamente nuda ed esclama: "Cazzo cuginetta, che bella fica che sei!". Dicendo questo il cazzo gli diventa duro e se lo tira fuori pure lui. Nel frattempo Federica urla: "No. Fermi che fate! Che volete? Sono vostra cugina ...non potete farmi una cosa del genere!". Marco, con il cazzo in mano bello dritto e duro, gli dice: "Si invece cuginetta che possiamo, eccome. Anzi proprio perché sei nostra cugina possiamo. Sai come si dice? Non c'è cosa più divina che scoparsi la cugina.". Detto questo allarga le belle gambe della cugina e gli affonda in un solo colpo il cazzo in quella bella fica stretta. A quel punto Federica lancia un piccolo urlo, ma poi sentendo quel cazzone fare su e giù dentro la sua passerotta incomincia a gemere di goduria e a non opporre più nessuna resistenza. A questo punto i due amici dei cugini mollano la presa e si spogliano. Intanto Marco, dopo aver trombato un pò con la cugina, estrae il suo cazzo e lo posiziona vicino alla bocca di Federica. Lei capisce al volo e prende il cazzo di Marco in mano e se lo mette in bocca succhiandolo con grande foga. Intanto Andrea con il cazzo dritto si avvicina alla passera di Federica e delicatamente gli infila il cazzo dentro. Federica sentendo un altro cazzo che gli entra in fica, mentre già ne sta ciucciando un altro, incomincia a mugolare di goduria. Intanto i due amici dei cugini si sono avvicinati ed hanno incominciato a toccare e a succhiare le piccole tette di Federica: una per uno. Dopo un pò Marco chiede a Federica: "Zoccoletta ti va di farti inculare e scopare in contemporanea?". Lei tra un gemito ed un altro risponde mentre gode della scopata di Andrea: "Non lo so. Non ho mai...provato la...doppia infornataaaahhh...però si può fareeeehhh...aaaahhhh...che cazzo grosso che hai Andrea mio.". Infatti anche se Andrea non era molto alto (più o meno come Federica) aveva una cazzo lungo e grosso di circonferenza. Detto questo Andrea leva il cazzo dalla fica della cugina. Marco gli rimette il cazzo in fica ed Andrea glielo mette nel culo. Andrea rimane sorpreso che il culo di Federica ceda facilmente all'entrata del suo cazzo: segno che la cuginetta, da brava porcellina, si era già fatta sodomizzare non poche volte. Con i due cazzi piantati nei suoi buchi Federica godeva come non mai. Allora i due amici dei cugini, dopo aver succhiato le tette a Federica ed avergli fatto uscire due e capezzoloni dritti, si avvicinano alla bocca di Federica e gli dicono: "Ciucciaci i cazzi a tutti e due.". Federica obbedisce e prendendo i due cazzi uno in mano e uno nell'altra incomincia a leccarli in modo alterno. Dopo un pò di questo gioco Marco dice ai suoi amici: "Che ne dite di fare a cambio ora?". Quindi i due amici si scopano e inculano Federica, mentre Marco e Andrea si fanno fare un bel bocchino da Federica. Mentre prendeva un cazzo in fica, un cazzo in culo, un cazzo in bocca ed aveva un altro cazzo in mano, Federica, sente che l'amico che se la sta scopando si irrigidisce un pò e gli sborra copioso in fica. Sente lo sperma caldo nella sua fica e dice: "Che bello sentirmi lo sperma in fica...siiiii....ancoraaaahhh..". Allora l'amico che se la sta inculando leva il cazzo dal culo e glielo pianta in fica (l'altro amico avendolo ormai moscio lo aveva già tolto). Dopo averla trombata un pò gli sborra anche lui in fica. Poi tocca ad Andrea ed infine a Marco scoparsi Federica e venirle in fica. Con la fica piena di sperma Federica, rivolta ai cugini ed agli amici dice con voce estasiata: "Se sapevo che mi avreste fatto godere così tanto trattandovi male, lo avrei fatto molto prima...è da un bel pò che vi sopporto.". Andrea le risponde: "Cara cuginetta non ti preoccupare: ti faremo recuperare il tempo perduto.". "Okay...non vedo l'ora"  risponde sorridendo Federica. Ad un tratto Marco esclama: "Fede, ma tu prendi la pillola vero?". Lei, intuendo la paura del cugino gli risponde: "No, ma non ti preoccupare: domani prendo la pillola del giorno dopo e non ci sono problemi. È una gran botta alle ovaie, ma per una scopata come questa si può anche fare.". Intanto gli amici dei cugini si sono rivestiti, ed uno dei due esclama: "Visto che si è fatta una certa noi andiamo via. Però spero che ci inviterete di nuovo...con vostra cugina presente.". Marco risponde: "Certo...non vi preoccupate.". I due amici escono e Federica si alza in piedi e chiede: "Ma che ci avete preso gusto a farmi scopare dai vostri amici? Finché devo trombare con voi mi va bene, ma con i vostri amici no: mica sono una mignotta. Che sono una troia ed una puttana, va bene, ma zoccola o mignotta proprio no.". Andrea chiede: "Questo che significa? Non avevi detto che ti è piaciuto e volevi recuperare il tempo perduto?". Federica risponde: "Si, ma solo con voi miei cari cuginetti: così rimane tutto in famiglia. Giusto?". "OK" gli risponde Andrea "Ti farai trombare solo da noi. Ma dicci una cosa: c'è qualche differenza tra zoccola, puttana, troia e mignotta?". Federica mettendosi a sedere e allargando le sue belle gambe per far vedere lo spacco della sua fica, da dove gli  cola  ancora un pò di sperma, ai cugini, gli risponde: "Per me la mignotta è quella che va con tutti indistintamente gratis, la zoccola va con tutti  indistintamente ma  a pagamento, la puttana va con vari, ma non con tutti: decide lei con chi andare è gratis. La troia, infine, è come la puttana, ma è sposata o, come nel mio caso, fidanzata. Però se vi eccita chiamarmi anche zoccola o mignotta fate pure. Basta che vi ricordate che non lo sono.". "D'accordo cuginetta troia." gli fa Marco "I nostri amici non li vedrai più.". Detto questo Federica si alza ed esclama: "Ora vado a farmi una doccia anche per levarmi un pò di sperma che ho in fica e poi mi rimetto a studiare. ".

 

Continua

 

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