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Raccontiamo i nostri sogni proibiti

In Crociera con mamma

Scritto il 6 June 2018 alle 08:12

    

                                     In Crociera Con Mamma

                                               Capitolo 1

Il matrimonio dei miei genitori, arrivo a limite, non si sopportavano, più, dare delle colpe, non saprei, non o voluto schierarmi, con nessuno dei due, anche se, sono più legato a mamma, non scrivo, per retorica, tutti i figli sono legati molto di più alla madre, la colpa che posso dare a mamma, e che lei, e una donna dura, e titolare, di una società di navigazione, e forse, questa e la causa di tutti i mali, non sono qui a raccontare, la vita di mia madre,non interessa a nessuno, devo descriverla, capelli neri lunghi e vaporosi, carnagione scura, e come fosse sempre abbronzata, alta, una quarta di seno, e un culo favoloso, una gran figa, quando entra, in un salone, o altro luogo pubblico, non passa inosservata, con la separazione, con papa, gli cadde il mondo addosso, venne fuori la sua fragilità, di donna, la vedevo triste e svogliata, mi feci un promessa, di fare di tutto, per, farla tornare il sorriso, e la voglia di fare.

Una sera, dopo, cena, la donna di servizio,andò, via, mamma si era ritirata, in camera sua, cosi pensavo, ora parlava, poco, pensai di uscire, mi venne voglia di andare in bagno, aprendo la porta, del bagno restai scioccato, mamma era vicino alla cabina doccia nuda, rimasi li come un allocco, poi mi ripresi, scusami mamma, non ai chiuso la porta, a chiave.

Dario che mi ai visto nuda, sono vecchia, chi sa quante belle ragazze, vedi tu.

Nessuna e bella come te, ti assicuro, che dico, la verità, dimmi io o pensato di uscire, andiamo, vieni con me-

Dove mi vuoi portare, non o voglia, di vedere nessuno.

Andiamo da qualche parte, dove non siamo conosciuti, su bella, vestiti, anche se e piacevole la vista, o voglia di farti divertire.

La vista ti piace, non sono più quella di una volta,. Mi avvicinai quasi a toccarla, e guardandola negli occhi, sei bellissima, gli accarezzai il viso, tu fai impazzire gli uomini, mi guardava, in uno strano modo, o ero io che speravo di vedere, in quello sguardo quello, che desideravo, di vedere, i suoi occhi verdi, sorridevano, mi feci coraggio, la presi per i fianci e la strinsi dolcemente la baciai sulla guancia vicino all’orecchio, gli sussurrai, mi piacerebbe stringerti, cosi come sei tenerti stretto a me, vuoi.

Non e normale quello che mi chiedi sono nuda, e non capisco, perché sono rimasta, nuda davanti a te, se desideri stringermi, tra le tue braccia, fallo pure. La strinsi in un abbraccio, forte, e il cazzo che era, duro, per l’eccitazione, presso contro, il suo ventre, la baciai di nuovo vicino all’orecchio, gli soffiai aria calda, nell’orecchio, presi il lobo tra le labbra, lei reagì spingendo il ventre, contro il cazzo, mi spostai baciandola sulla guancia, sulle labbra, provai a dargli la lingua, apri, la, bocca, accetto la lingua, iniziammo, a giocare con le lingue, lei mise le mani dietro al mio collo, e si stringeva, gli accarezzai la schiena, e scesi sul culo, la passai tra le natiche, di la passai davanti, la misi tra le cosce, le apri, per agevolarmi, gli misi due dite in figa.

Amore che stiamo combinando, non possiamo, mio dio, e bello, continua, cosi, si mi piace.

Mi sbottonai i pantaloni, presi la sua mano e la guidai, a prenderlo, lo prese e inizio a masturbarmi, mi sarebbe piaciuto un sacco, Ficcarglielo in fica, credo che si spaventava, l’enormità, dell’incesto completo, entrare, da dove ero uscito tornare alla fonte della vita, pensai, di portarla per gradi, non avevo mai pensato a mia madre, come una donna da portarmi a letto, di chiavarmela, ero si consapevole del suo fascino, di gran figa.

Mi spostai feci in modo che il cazzo, gli toccava il monte di venere, lo lascio, apri le cosce e se lo mise nel mezzo stinse leggermente le cosce, il cazzo strofinava tra le labbra della fica, iniziai a muovermi che se chiavavo.

Che bello amore, mi piace sentire il tuo cazzo bollente, che mi massaggia la fica, continua cosi fammi godere, amore mio e bello, godoo, sborra anche tu fammi sentire il tuo piacere, tra le cosce.

Misi le mani sul culo, mi muovevo, più veloce, non era uguale come chiavarla, era sempre qualcosa di proibito, eccitante, schizzai, tra le sue cosce, ci baciavamo come degli invasati, le nostre bocche non trovano pace, eravamo affamati, di piacere, lentamente ci calmammo.

Dario amore, non dovevamo, e stato bellissimo, e sono cosi, contenta, come non lo ero da tempo, faccio la doccia e usciamo.

Poco dopo, uscimmo, mi, chiese di andare, dove volevo, senza paura, eravamo madre e figlio,  tutti i locali, eleganti frequentati da persone, dell’alta società, eravamo conosciuti, io, ero il rampollo di una famiglia ricca, anche se e vero, mia madre e molto dura, a tirare fuorii soldi, quella notte la vidi sorridere, divertirsi, accettava, i complimenti, e il corteggiamento degli uomini, singoli, tutta l’abbiente era a conoscenza, della separazione, era quasi l’alba, quando rientrammo a casa.

Dario e stata una bellissima notte, dobbiamo, ripeterla.

Lo faremo, se lo vorrai, non cambierai idea.

Non lo faro, andiamo a riposare un po’ o molto lavoro in ufficio.

 Mi bacio,  e sorridendo, si chiuse in camera sua, mi sveglio lo squillo del telefono, guardai l’ora, erano le tredici, mamma che ce.

Dormivi mi dispiace, di averti svegliato, ai, il tempo di prepararti tra poco arrivo e partiamo, per una crociera, la governante, mi sta preparando le valigie contento passeremo dieci giorni insieme, ciao.

Qualcuno si chiederà come si fa a partire, in un solo giorno, per la crociera, la risposta e semplice, le navi da crociere, appartengono a mamma, e su tutte le navi, ce una suite, dell’armatore, noi possiamo raggiungere le navi, in qualsiasi momento, che vogliamo, si avvisa il capitano, andiamo a bordo.

Due ore dopo, mamma arrivo con l’auto, della società, non ci mettemmo molto, e partimmo per il porto di Genova, a mezzanotte,dopo i saluti, ci ritirammo, nel nostro appartamento, cerano letti separati, mamma, mi venne vicino, mi bacio, e mi disse, dormiamo insieme o freddo, mi devi riscaldare, la nave partiva per Barcellona, al mattino, dopo avere messo a posto le nostre cose, si girava, intorno, nessuno dei due prendeva l’iniziativa, la presi per mano, la portai vicino a letto, iniziai a spogliarla, lei aiutava me, restammo nudi, ci stendemmo sul letto, me la tirai su di me, il cazzo duro, spinse contro il suo ventre, lei lo piego, quel tanto da poggiarsi sopra, cerco la mia bocca, iniziammo a baciarci, le lingue sembravano di avere una volontà propria,, gli accarezzavo il culo, misi le dite tra il solco, di pesca, cercai il suo buco del culo, lo stuzzicai, per un bel po’ , provai a mettergli un dito in culo.

Mi piace, che mi stuzzichi il culo, sai che non lo mai preso, nel culo.

Vuoi provare?, sta a te.

Non mi farai male?, sai sono tentata, un po’ per provare, e per non farti entrare da dove sei uscito, ce qualche lubrificante?.

Io della crema per il viso, e neutro, possiamo usare quella, lo vuoi veramente.

Si lo voglio, prendi la crema.

Dopo averla presa, la baciai di nuovo, lasciai la bocca, e scesi giù, piano fermandomi prima ai due seni, non erano grandi, una media, erano ancora sodi, mi dedicai a, l’oro con impegno, o letto da qualche parte, che quando ti prepari a inculare una donna, devi portarla, al culmine dell’eccitazione, deve essere lei a chiedere, essere, chiavata o inculata, il desiderio di ricevere il cazzo, dalle tette, scesi lentamente, baciando e usando la lingua, mi fermai per alcuni secondi sull’ombelico, gli feci aprire le cosce, con la punta della lingua, cercai il clitoride, lo martellai, con la lingua sino a che non divento duro come un fagiolo, lo presi tra le labbra, lo succhiavo, lei mi aveva messo le mani sulla testa, mi teneva pressato sulla fica, gli misi un dito, in figa e uno in culo, leccavo e la chiavavo con le dite        

Dario che bello mi farai venire un infarto per tanto piacere, sto godendo, tantissimo, girati verso di me dammi il cazzo o voglia di farti un pompino, di succhiartelo, questa bella mazza, che ai.

Non mi girai, non volevo che, facendomi il pompino sborravo, desideravo, incularla, a lungo, desideravo che godeva, cosi la prossima volta, ricorderà, solo il piacere, e non il dolore della penetrazione, continuai a leccare, la figa, ancora, e ignorando, il suo richiamo a dargli il cazzo, la feci girare, a pancia sotto, mi spalmai il cazzo di crema, e, la misi, vicino al buco del culo, guidai il cazzo, diedi una spinta, leggera, la capocchia trovo, la strada, ben lubrificata, entro, diede un leggero grido di dolore, mi fermai, restai in attesa.

Amore sei entrato tutto, ti sento, che mi ai aperta, il culo.

Non sono del tutto dentro solo la capocchia, e dentro.

Entra del tutto fammelo sentire tutto, mi devi annientare, o voglia di godere, e soffrire, lo desideravo, nel culo, pompami dai.

Spinsi, entrai del tutto, iniziai, a pomparle il culo, lei inizio a gemere, di piacere, misi la mano di sotto, gli stuzzicavo il clitoride.

Che bello, amore, non o mai goduto tanto, pompami, chiavami forte, e bellissimo, godoo, o sì, cosi e bellissimo.

Avevo accelerato il ritmo di entrata uscita, non resistevo più, sborrai, fu tanta, mi rilassai restando dentro di lei, la baciai, sul collo, lei si giro, ci baciammo con la bocca, amore sei stanca, vuoi che mi tolga, vuoi continuare.

No, sono distrutta, togliti di sopra.

Mi tolsi misi di fianco, lei si giro, e mi abbraccio, ci addormentammo felici.

Erano le dodici, lei mi sveglio, aveva un bicchiere con il succo d’arancia.

Buongiorno amore, la nave e partita, preparati abbiamo, dei doveri lo sai.

Mi alzo, tranquilla, i doveri, salutare il comandante, il capo commissario, di bordo, tutti ci guardavano con rispetto, nell’entrare nel ufficio del commissario, cera una ragazza, al banco, del ufficio informazione, bellissima, guardandola, mi venne in mente, le madonne fiorentine, una bellezza, mozza fiato, in seguito venni a conoscenza, che lei era di Firenze, gli feci il mio migliore sorriso, lei ricambio, il sorriso, non capivo se era di cortesia, o perché ero il rampollo, della padrona, futuro armatore, mi augurai, che era per me, dopo avere salutato lo staff, chiesi a mamma, di volere fare un giro da solo, mi disse vai, mi fermai al banco, signorina posso offrirgli un aperitivo, mi chiamo Dario.

Io sono Loredana, non posso accettare tutti gli inviti dei passeggeri.

Credo di essere diverso, mi dica, di si accetta, e non perché sono il figlio della signora Cristina.

Anche se lo vorrei, devo stare al mio posto, sino a che non finisce il mio turno.

Me la vedo io, accetta, mi disse di si, rientrai nell’ufficio, del commissario, e gli chiesi di sostituire la ragazza, attesi alcuni minuti, lei fu libera, questa storia con la ragazza, non centra, posso solo dire, che, alcuni anni dopo, ci incontrammo negli U S A, oggi e mia moglie, ci amiamo molto.

Tornando alla crociera con mamma, dopo i saluti, ci comportavamo come tutti i passeggeri, la sera dopo cena, andavamo nel salone delle feste, si ballava, guardavamo lo spettacolo, tutte le sere, in camera si facevano dei sessantanove, infiniti, e inculate, una notte.

Dario questa notte voglio chiavare, desidero che mi scopi.

Mi rendi felice e quello che più desidero.

Ti credo, ma tu vuoi scoparti la ragazza, come si chiama, Loredana, vero.

 Non dico di no, siamo soli amici, e poi lo sai, qui in questo contesto siamo sotto gli occhi di tutti, adesso voglio con tutto me stesso scoparti.

Portami a letto, e fammi impazzire, di piacere.

Ci spogliammo, restammo nudi, entrambi, inizio, a baciarmi, per tutto il viso.

Amore mio, figlio, e amante, sono una donna perduta, non mi, importa, stendenti, su di me e dentro di me, scopami, chiavami, fai in modo che raggiunga, il massimo del piacere.

Mi misi con la testa tra le cosce, iniziai a leccargli la fica, dopo un bel po’ , mi invoco di chiavarla, Sali su, tra le cosce aperte, fu lei a prendere il cazzo, a guidarlo, all’ingresso della fica.

Chiavami entra, in me, ecco cosi, e una sensazione stupenda, sentire il tuo cazzo, dentro il mio corpo, scopami, con forza, non essere gentile mi piace, sentire, il cazzo, che entra con forza, si amore mio Chiava, forte lascia che godo, cosi amore sborrami in fica, che bello, amore.

Aumentai il ritmo come desiderava lei, fui costretto a prendere il lenzuolo tra i denti, per non gridare, tanto era forte il piacere, era la prima volta che godendo a schizzando lo sperma in figa, che provavo un piacere cosi intenso, lei grido con me, scopammo ancora quella notte, la crociera, fini, tornammo a casa, e si scopava tutte le notti, poi mio padre, torno a casa, si chiarirono, e io come era nei progetti, parti per gli stati uniti, come o scritto incontrai Loredana, il resto della storia, non conta.

 

 

  

 

 

 

 


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